Al via l'itinerario che coinvolge altri otto paesi Se n'era andata due secoli fa, colpa di Napoleone e dei magheggi dei funzionari che invece di mandarla in un museo l'avevano venduta. Ma dopo 221 anni, la «Deposizione» di Giovan Battista Moroni è tornata a Gandino in una piazza piena di gente in attesa. La tela è in prestito dalla Carrara fino a ottobre, e fino ad allora attorno all'opera del pittore di Albino ruoterà un «Museo diffuso» che coinvolgerà altri otto Paesi che ospitano i suoi dipinti. Ci sono voluti 221 anni, ma finalmente il Moroni è tornato a casa. Un affollato comitato d'accoglienza ha dato il bentornato a Gandino alla «Deposizione di Cristo nel sepolcro», il capolavoro che Giovan Battista Moroni aveva dipinto nel 1566 per una chiesa gandinese. Da allora sono successe tante cose, a partire dalla demolizione della chiesa di Sancta Maria ad Ruviales nel 1962 e la costruzione della casa di riposo al posto del convento annesso. La tela era stata tolta dal monastero del Padri riformati durante le soppressioni napoleoniche del 1798, sottratta dai reggenti della parrocchia e recuperata dal delegato per la custodia Pietro Roncalli che voleva collocarla a Brera, ma per magheggi dell'epoca fu invece venduta dal direttore demaniale a un collezionista privato già prima del 1811. Fu infine donata nel 1914 da Alessandro e Giovanni Limonta all'Accademia Carrara, che ora l'ha prestata a Gandino, dove sarà esposta fino al 13 ottobre. La tela a olio di 215 x 185 centimetri è arrivata in paese nel tardo pomeriggio di giovedì ed è stata accolta dal sindaco Elio Castelli, dalla direttrice della Carrara Maria Cristina Rodeschini con il conservatore Paolo Plebani, dall'assessore regionale al Turismo Lara Magoni, da tutti coloro che hanno partecipato al trasferimento dell'opera e all'allestimento della mostra, da molti cittadini e dalla piccola Laura Lanfranchi, la più giovane gandinese presente in piazza in quel momento, alla quale è stato affidato il taglio del nastro. La tela è stata collocata nel Salone della Valle, con un elegante allestimento che già nei primi giorni ha visto numerosi visitatori. La mostra sarà accompagnata dalla narrazione delle vicende storiche e artistiche legate all'opera, a cominciare da quelle del Convento francescano e della chiesa scomparsa, da un percorso didattico e da un programma di iniziative culturali, tour guidati, conferenze (a partire dall'11 luglio) e porte aperte in spazi di solito chiusi: si inizia oggi al convento francescano. Ieri ci sono stati quattro annulli postali straordinari a cura del Gruppo filatelico Valgandino (il quadro del resto è stato riprodotto proprio in questi giorni su tre francobolli del Liechtenstein) mentre stasera alle 21 ci sarà la rievocazione storica «In Secula» con centinaia di figuranti in costume, e un «Menu del Moroni» verrà proposto dal Caffè Centrale con legami alla storia locale, al Cinquecento e agli antichi formaggi di pecora. Con l'esposizione dell'opera prende il via anche il museo diffuso «Moroni in Val Seriana», che distende iniziative tra Ranica, Villa di Serio, Nembro, Albino, Fiorano, Oneta, Parre e Fino del Monte, le cui chiese conservano ancora le opere di Moroni nei luoghi per le quali furono realizzata. Si tratta di tredici dipinti fra pale d'altare, polittici e stendardi che hanno come fili conduttori il paesaggio bergamasco a fare da sfondo e l'utilizzo del colore rosa. Proprio «Tour in rosa» è il nome degli itinerari guidati con bus navetta che potranno essere utilizzati per risalire la valle ammirando le opere di Moroni, in luoghi che saranno contrassegnati da segnaletiche e totem.
Corriere della Sera
6 Luglio 2019
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Gandino, la Deposizione è al Museo della Valle. Dopo 221 anni la tela del Moroni è tornata a casa
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