Concessi altri sette mesi di approfondimenti. Il placet alle navi a Marghera fa arrabbiare Toninelli Venezia resta sito Unesco sotto osservazione e ogni decisione se farla rientrare nella black list dei siti in pericolo o riammetterla a pieno titolo in quella dei luoghi adeguatamente tutelati è rinviata a febbraio 2020, data entro la quale lo Stato italiano dovrà far pervenire lo stato di avanzamento dei lavori per alleviare la pressione turistica, ambientale e delle grandi navi. Senza neanche un minuto di discussione, ieri la 43esima sessione del comitato Unesco riunita a Baku, in Azerbaigian, ha preso atto del documento del governo (scritto dal Comune di Venezia e approvato dal ministro dei Beni Culturali) che assicura lo sforzo in atto. La soluzione dei transatlantici data per acquisita è quella di Marghera: «Nuove misure vengono implementate per consentire alle grandi navi di raggiungere la stazione marittima di Venezia senza passare per il bacino di San Marco e il Canale della Giudecca», dice la relazione dell'International Council on Monuments and Sites. E qui, ieri, dopo la sessione, si è scatenato il terremoto di tweet e post.Per nulla contento, il ministro delle Infrastutture. «L'Organizzazione delle Nazioni unite per la cultura ritiene adeguata la soluzione Marghera rispetto all'obiettivo di salvaguardia della laguna? - chiede, retorico, Danilo Toninelli - Probabilmente all'Unesco hanno approfondito soprattutto il punto di vista dell'amministrazione comunale. In questi mesi, abbiamo controllato in ogni cassetto del Mit e non abbiamo comunque trovato uno straccio di progetto sul terminal a Marghera. Sia chiaro a tutti, anche all'Unesco, che Marghera non è affatto un'opzione bella e pronta da mettere sul piatto. Noi stiamo per chiudere su ipotesi progettuali che davvero tengono assieme la salvaguardia della laguna e le esigenze dell'industria turistica. E stiamo lavorando anche a una soluzione di breve-medio termine che possa alleggerire il traffico nella Giudecca. Avrete prestissimo novità». La reazione di Bonisoli Di tutt'altro tenore la reazione del ministro dei Beni Culturali, Alberto Bonisoli, che, in un impeto di preveggente ottimismo, ha dato Venezia definitivamente fuori dalla lista dei siti a rischio: «Buone notizie: Venezia era in pericolo ma non sarà inserita nella black list», ha twittato ieri. Il vincolo che ha posto mesi fa su Bacino di San Marco e Canale della Giudecca è stato impugnato dal Comune ma tra il ministro e Ca' Farsetti si è stabilito un dialogo. Nel quale intende coinvolgere gli altri dicasteri: «Mercoledì ho scritto ai colleghi Sergio Costa e Toninelli per istituire una commissione tecnica che stabilisca i parametri sulla circolazione dei natanti nei canali sottoposti a vincolo», ha annunciato. Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro incassa la dilazione dell'Unesco come un via libera per la soluzione Marghera: «Nel documento adottato dal Comitato del Patrimonio Mondiale si è definita positivamente la soluzione sulle navi da crociera per raggiungere la Stazione Marittima attraverso la bocca di porto di Malamocco e il Vittorio Emanuele», analizza. E il dato politico è che Bonisoli esulta e Toninelli no. «Oggi il ministro dei Trasporti Toninelli deve prendere atto che dall'Unesco arriva un chiaro segnale su come procedere rincara Brugnaro - Già da subito il 1015 delle navi può passare attraverso il Vittorio Emanuele, che è la soluzione più rapida e urgente, senza pregiudicare alternative a più lungo termine. Ora il Comitato del Patrimonio mondiale ha chiesto la tempistica di avvio lavori. Una road map già specificata nel piano sviluppato da Venezia Terminal Passeggeri consentirebbe in poco più di un anno di eliminare il traffico dal Bacino di San Marco e dal Canale della Giudecca». L'incidente della Msc Opera del 2 giugno a San Basilio non è neanche entrato nella discussione a Baku. Elusione duramente attaccata ieri da Europa Nostra: «Esprimiamo profondo rammarico per l'approvazione del documento su Venezia senza dibattito - ha scandito la portavoce . La pressione del turismo sta aumentando e deploriamo il fatto che la decisione non abbia considerato l'incidente che mostra come la pressione dell'industria delle crociere esponga la città a rischi per la sicurezza, l'ambiente, l'enorme patrimonio culturale. Inserire Venezia nella black list non sarebbe una punizione ma un aiuto». Insomma, forse sarebbe meglio fare decidere all'Unesco. Anche il Fai aveva scritto alla 43esima commissione del World Heritage sottolineando che la tutela richiede misure senza tentennamenti: «Le grandi navi da crociera fuori dalla Laguna, no agli scavi di nuovi e vecchi canali, e porre fine a un modello commerciale che cannibalizza la città», ha detto il presidente Andrea Carandini, sottolineando che quella di Marghera «è una semplice ipotesi».
Corriere della Sera
5 Luglio 2019
Unesco, Venezia evita la black list
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