Trentaquattro piattaforme petrolifere in disuso: il governo ha prima stabilito che dovessero essere subito indirizzate alla dismissione, poi ha chiuso in un cassetto la bozza del piano concordato tra ministero dello Sviluppo economico, dell'Ambiente e Assomineraria. A raccontarlo sono le carte rese pubbliche da Legambiente, Wwf e Greenpeace, in parte durante una manifestazione di protesta al Mise, in parte mostrate al Fatto. Si tratta di email scambiate tra le associazioni e la segreteria del sottosegretario del Mise, Davide Crippa, che dimostrano l'iniziale intenzione di spingere subito per smantellare le vecchie trivelle. Poi, è l'accusa, se ne sono dimenticati "con un innegabile vantaggio per le compagnie. A FINE 2018, con una serie di incontri tra i dicasteri e Assomineraria, viene redatta la bozza per avviare il dec ommis sion ing delle trivelle 'esaurite' in linea con una direttiva Ue e con un decreto che sarà poi approvato a febbraio 2019. Il programma identifica 22 piattaforme sul breve periodo, altre 12 nel medio-lungo. Nel testo, le parti "sin da subito si impegnano ad attivare le procedure per la dismission e" che "sarà realizzata nei prossimi anni". Il "sin da subito" però si è arenato. Nei giorni scorsi, al fattoquotidiano.it Crippa ha confermato l'esistenza del piano, spiegando che è in corso una ricognizione delle piattaforme dismesse, in attesa della pubblicazione dell'elenco completo che sarebbe dovuto essere sul sito del Mise entro il 30 giugno (ma ancora non c'è). "Nella bozza di memorandum si fa riferimento dice il Mise a 34 piattaforme da avviare a dismissione nei prossimi 10 anni" e che al momento "si sta procedendo con una ricognizione dei dati". Le associazioni hanno deciso di replicare rendendo pubbliche alcune mail scambiate con il Mise tra il 4 e il 12 dicembre 2018 che il Fatto ha potuto consultare. Sostengono che non è vero che il piano riguardava le dismissioni nei prossimi 10 anni e che è stato rimandato un procedimento che era pronto a partire. "A seguito di tale incontro si legge in una mail che fa riferimento a una riunione del 25 ottobre, dopo la quale le associazioni chiedono se siano state consultate le aziende si è condiviso di mandare avanti gli adempimenti necessari per firmare in tempi rapidi lo schema di decreto ministeriale in parola senza apportare allo stesso alcuna modifica. Inoltre è stata accolta positivamente dai presenti la proposta di sottoscrivere una dichiarazione pubblica congiunta finalizzata a far attivare sin da subito le procedure per la dismissione delle 10 strutture offshore individuate". Il Mise sottopone la bozza alle associazioni. Viene chiesto anche un riscontro agli altri ministeri. Poi, del memorandum si perdono le tracce. DELLE 34 STRUTTURE 25 fanno capo a Eni, le altre a Edison. Dismetterle ha un costo enorme. "Andranno valutati e promossi anche eventuali usi alternativi", aeva detto Crippa a febbraio. Da allora però è anche stata approvata la moratoria che blocca tutte le nuove trivellazioni e i permessi. "È chiaro dicono le associazioni che per concludere le operazioni ci vogliono anni, ma non per avviare una procedura di dismissione mineraria". Contestano poi che non ci sia necessità di effettuare altre ricognizioni. "L'elenco era stato stilato proprio sulla base di una ricognizione durata circa due anni spiegano e non è vero, che lo scenario cambi con il decreto di febbraio
Trivelle da dismettere, il piano si è arenato
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