Tre asole intagliate nel rosso pompeiano che adesso sembra sangue colato lungo i muri. Te ne stai lì a guardarle, come fossero ferite che nulla ormai può tamponare, e ti accorgi di quanto sia stato semplice infliggere quella tortura alla Casa dei casti amanti. Più facile di uno scippo, meno rischioso di un borseggio. Sul pavimento, tra la polvere e i calcinacci, annegano anche i resti di un quarto affresco sbriciolato dagli scalpelli. A pochi metri, oltre una piccola recinzione, si stende la campagna solcata dalle rotaie della Circumvesuviana. Non c'è ombra di sorveglianza: basta inoltrarsi fra l'erba spelacchiata, confidando casomai nella complicità di una notte più buia delle altre, per approdare indisturbati nelle stanze dell'antica Pompei. E razziare a man bassa il sito archeologico più importante del mondo. La prova è davanti ai nostri occhi. Tre frammenti di affresco sono svaniti nel nulla e un quarto si è salvato a stento. Ma per puro caso. Forse un rumore improvviso ha disturbato i ladri oppure la fretta li ha resi più maldestri al termine dell'opera. Anche perché, gli inquirenti ne sono convinti, a commettere il furto sarebbero stati alcuni «mariuoli di passo», delinquenti di seconda fila che hanno azzardato il colpo grosso sapendo di non incontrare ostacoli. Una banda di professionisti, infatti, avrebbe agito con più cura, usando tecniche meno rozze per staccare i dipinti dalle pareti. Questi, invece, hanno lavorato con punteruolo e martello senza prestare soverchia attenzione ai dettagli. E se ne sono andati via con i tre frammenti (medaglioni e quadretti le cui dimensioni variano fra i 30 e i 45 centimetri di larghezza o diametro) raffiguranti un gallo che becca un melograno, un amorino su fondo bianco e una murena con pesci. Il valore? Qualcuno spara una cifra e parla di un miliardo di vecchie lire. Ma è difficile delineare una stima precisa per reperti archeologici di tale importanza. Senza contare, poi, che il furto potrebbe essere stato commissionato da un collezionista privato. Questo, comunque, non è l'unico mistero di una storia che scaraventa di nuovo alla ribalta il problema della salvaguardia degli scavi. Il sistema di telesorveglianza è fuori uso da dicembre a causa di un guasto alla centralina di controllo provocato da un incendio. «Le fiamme divamparono nello stesso giorno in cui l'impianto venne messo in funzione ricorda Luigi Necco, l'ex giornalista della Rai che oggi è presidente dell'azienda turismo di Pompei . E tuttora non si sa cosa sia accaduto. L'unico elemento certo è che, dopo tre mesi, il sistema non è stato ancora riparato». I custodi hanno perlustrato la zona per l'ultima volta giovedì scorso alle 18.30. Il blitz sarebbe stato compiuto nella notte fra venerdì e sabato scorsi, poche ore dopo l'inaugurazione stagionale delle visite notturne, quasi a voler calcare i contorni della beffa. I malviventi avrebbero lavorato fino all'alba, approfittando del fatto che la Casa dei casti amanti, essendo tuttora in corso di scavo, si trova ai margini del sito archeologico. E' probabile che, durante una pausa, abbiano perfino consumato uno spuntino: lo farebbe supporre un pezzo di pizza ritrovato in un angolo dai carabinieri. Ma c'è un altro sospetto, ben più grave, che s'insinua nelle indagini. E cioè che i ladri abbiano potuto contare su una «talpa» capace di fornire le giuste indicazioni in merito all'obiettivo da centrare. Non a caso, è stata avviata subito un'inchiesta amministrativa per accertare se l'ipotesi abbia o meno fondamento. Di sicuro, però, la Casa dei casti amanti rappresentava un agevole bersaglio per un gruppo di banditi improvvisati, sprovvisti delle attrezzature necessarie a realizzare un colpo in grande stile. Lo scavo, cominciato nell'87, non è mai stato aperto al pubblico ed è tuttora un enorme cantiere dove si cerca di strappare alla coltre di lava quest'edificio che ospitava un panificio sul lato della strada e un'abitazione all'interno. Pur custodendo fra le sue pareti una miniera di tesori artistici e di oggetti destinati a illuminare il corso della vita quotidiana nell'antica Pompei, la costruzione non rientra ancora nel tour delle visite ed è, dunque, priva d'una sorveglianza costante. Ammesso che questa sia sufficiente, ormai, a tenere i ladri lontani dalla città sepolta.
Ladri a Pompei, rubati tre affreschi
Tre frammenti di affresco sono stati rubati dalla Casa dei casti amanti a Pompei. I dipinti raffiguranti un gallo, un amorino e una murena con pesci misurano tra i 30 e i 45 centimetri di larghezza o diametro. Il valore dei reperti è stimato in un miliardo di vecchie lire. Il furto è stato commesso durante le visite notturne, quando il sistema di telesorveglianza era fuori uso a causa di un guasto. I ladri sembrano essere stati dei mariuoli di passo, ma si ipotizza anche che ci sia stata una talpa che ha fornito indicazioni sul luogo del furto. L'inchiesta amministrativa è stata avviata per accertare se ci sia stata una talpa.
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