Sono tornati. In massa. Incontenibili nel loro sciamare allegro e sciatto, sudato e arrogante. Riecco i turisti cafoni, il lato sgradevole del forestiero in vacanza, libero di dare sfogo in un'Italia dove pensa tutto sia permesso e perfino gradito ad ogni pulsione liberatoria. E pazienza se Italia non è sinonimo di mare e spiaggia, non è tutta una Capri, Portofino e Taormina. Fa caldo e quindi mano libera a infradito, canotte e vestitini che sembrano copri costume di qualche taglia inferiore al necessario. E i famigerati pantaloni alla pinocchietto, un insulto al progresso e alla dignità collettiva. Eccoli, vocianti e intruppati in serpentoni prepotenti e inarrestabili come truppe d'assalto lanciate all'attacco. In questo caso, di chiese e musei, piazze e fontane, statue e colonne. Bellezze uniche, che meriterebbero un rispetto che spesso non c'è. Di fronte ad un trend mondiale che vede in continuo aumento il numero dei turisti, un trend sacrosanto (tutti hanno il diritto di conoscere e viaggiare) bisogna però attrezzarsi a gestire queste masse. Come hanno fatto in quasi tutti i paesi del mondo. Bisogna far sapere in anticipo e poi anche «sul campo» che il nostro Paese, la sua capitale, le nostre città d'arte non sono sfogatoi dei peggiori istinti, che non si può entrare in mutande nelle chiese o con i gelati nei musei, che sulle fontane non ci si può arrampicare, che le pareti millenarie del Colosseo non sono lavagne sulle quali lasciare nomi e promesse d'amore. Insomma che, come nei loro paesi, ci sono regole basilari di decenza e ordine pubblico. Dunque, forte appello ai sindaci perché impartiscano alle polizie locali ordini stringenti per far rispettare leggi e regolamenti. E se ormai un devastante passaparola ci ha condannati a Paese dove più o meno si può fare tutto, occorrerà far capire a suon di sanzioni che così non è. Quando si parla di farsi rispettare in Europa e nel mondo, non bisogna pensare solo a economia e immigrazione. Autorevolezza è anche essere padroni di casa accoglienti, gentili ma determinati a non rinunciare al decoro e agli eccessi. È stato detto che il buon gusto è la facoltà di reagire in modo continuativo all'esagerazione. Vero. E la reazione deve essere corale, partire da chiunque abbia l'amor proprio di sentirsi cittadino di un'Italia che non è solo passato ma ha un presente e un futuro su cui lavorare. La stagione estiva è appena cominciata e ci auguriamo non ci riservi un elenco di «strano ma vero», di turisti che danno il peggio di sé. E se è vero che signori si nasce, educati si diventa ma cafoni si resta, ci sarà parecchio da fare. Ps. Sarebbe bene che, andando in vacanza all'estero, anche tutti noi evitassimo di farci dire dietro «ecco, i soliti italiani».