Sale riallestite, il nuovo Caffè Fernanda, il bookshop. La Pinacoteca di Brera cresce del 10 per cento l'anno. Funziona la rivoluzione del direttore James Bradburne. Il direttore: il museo è tornato nel cuore della città. Bonisoli decide sul suo futuro Visitatori in crescita costante. Sale riallestite. Il Caffè. Il bookshop. Il direttore di Pinacoteca e Biblioteca Braidense, James Bradburne, alla guida (dopo un concorso pubblico) dall'ottobre 2015, tiene insieme passato e sviluppo fin dal primo capitolo del bilancio annuale di Brera. Titolo: «Ritorno al futuro». Perché? Poiché il suo progetto di rinnovamento del museo mette radici nella storia, soprattutto nelle figure di alcuni direttori che lo hanno preceduto nel 900: Ettore Modigliani, Fernanda Wittgens e Franco Russoli. Dalle loro convinzioni sono nate le idee della «Grande Brera», del «museo vivente», dell'identità braidense come parte fondante dell'identità cittadina. Bradburne ha tolto i loro nomi dal dimenticatoio e li ha fatti diventare protagonisti della storia dell'arte milanese: Modigliani costretto a lasciare per le leggi razziali e poi capace di affrontare le distruzioni del '43, Wittgens imprigionata dai nazisti e artefice della riapertura nel 1950, Russoli iniziatore di una nuova era con l'acquisto di Palazzo Citterio e l'apertura alla contemporaneità. A questo proposito Bradburne ha un rammarico: «Un'unica promessa tra quelle formulate nel gennaio 2016 è risultata impossibile da mantenere: il trasferimento delle collezioni moderne di Brera a Palazzo Citterio e la conseguente apertura di Brera Modern. Per una serie di problemi tecnici il palazzo non è ancora pronto per ospitare le opere d'arte ad esso destinate». Le altre promesse? Mantenute, dice. La prima era di «riportare Brera nel cuore della città e dei cittadini, e ricondurre il visitatore al cuore dell'esperienza di Brera». Il numero dei visitatori annuali è passato dai 269.805 del 2014 ai 386.415 del 2018. Tasso di crescita medio annuo dell'11. Trend confermato nei primi cinque mesi di quest'anno: oggi siamo a 38mila visitatori al mese contro i 22mila del 2014. E veniamo al riallestimento, partito a marzo 2016 e concluso a ottobre 2018, finanziato soprattutto da sponsor. La strategia, prosegue il direttore, «ha volutamente scartato la possibilità di ricorrere a mostre temporanee per attrarre i visitatori nel breve termine, focalizzandosi invece sulla collezione permanente, sulla sua conservazione e sulla sua accessibilità a pubblici diversi». Si è puntato solo su alcuni Dialoghi eccellenti, focus di approfondimento e confronto tra i capolavori della Pinacoteca e altre opere coeve. E poi nuovi colori alle pareti, nuovi eleganti divani, nuovi sgabelli trasportabili per sostare ovunque, nuova illuminazione, nuove didascalie di tre tipi diversi: scientifiche redatte da storici dell'arte, narrative per famiglie con bambini, oppure d'autore, scritte da varie personalità della cultura, come auspicava proprio Russoli. Non è stato un restyling, rimarca Bradburne, ma «una trasformazione totale. Si pone al centro il visitatore grazie a inclusione, agibilità e cortesia». Tra le novità anche l'incremento delle attività di formazione, didattiche ed educative, come gli incontri gratuiti per taxisti, concierge e guide turistiche. Poi le aperture serali per i giovani con biglietto scontato, i concerti di «Brera Musica» in collaborazione con la Civica Scuola Claudio Abbado, il kit di disegno per i più piccoli, il bookshop Bottega Brera in cortile, il raffinato Caffé Fernanda in stile anni '50, il nuovo sito web con le Brera Stories. In attesa che il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli decida il futuro di Bradbnurne (in scadenza il 1 ottobre 2019), il direttore conclude così: «È il momento di ricominciare... Il museo non può permettersi di irrigidirsi e fossilizzarsi». Futuro, di nuovo. Mentre è tornata l'attenzione dei collezionisti per Brera: la recentissima donazione delle «Fantasie»di Mario Mafai da parte di Aldo Bassetti lo conferma.