ORAZIO GENTILESCHI E PIETRO MOLLI GALLERIA NAZIONALE DI PALAZZO SPINOLA 14 LUGLIO 18 SETTEMBRE 2005 Genova, 5 settembre 2005 - Ricostruire la storia di una testimonianza artistica per raccontarla al pubblico: questa è la linea delle mostre che da diversi anni la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola persegue creando confronti tra un dipinto appartenente al proprio patrimonio e due opere, o poco più, significative ed efficaci per stimolarne e approfondirne la conoscenza. L'ecce Homo di Antonello da Messina, il Ritratto di Stefano Raggio di Joos van Cleve, la Santa Caterina di Barnaba da Modena e ora il Sacrificio di Isacco di Orazio Gentileschi, con l'avvincente storia del rapporto tra il pittore e il suo modello Pietro Molli, le opere che ne derivarono, gli atti di un processo che scosse la Roma del tempo. Grazie alla disponibilità dei Musei Civici di Arte Antica di Torino e della collezione Koelliker di Milano, è stato possibile accostare per la prima volta al Sacrificio di Isacco di Palazzo Spinola le due versioni del San Gerolamo in meditazione, opere nelle quali, come dimostrano le indagini diagnostiche e metriche realizzate per l'occasione, è stata reiterata la testa dell'anziano Molli mediante l'utilizzo di uno stesso cartone. Attraverso la presentazione delle tele, risulta dunque possibile provare quanto lo stesso Molli dichiarò nel 1612 durante il processo contro Agostino Tassi, testimonianze di cui, grazie alla collaborazione dell'Archivio di Stato di Roma, viene presentata la prima trascrizione integrale. Dal confronto delle tre opere e dei documenti, con il contributo delle ricerche storiche e diagnostiche, viene analizzato uno dei momenti più significativi dell'attività di Orazio Gentileschi e il suo rapporto con la nobiltà di Genova, nonché fatta luce sull'ambiente artistico romano di primo Seicento, con i suoi pittori, le lotte e le passioni. Il pittore: Orazio Gentileschi Benché nato a Pisa nel 1563, la formazione di Orazio, figlio di un orafo e fratello del pittore Aurelio Lomi, si svolse prevalentemente nell'ambiente romano, dove entrò in contatto con la rivoluzione caravaggesca a ridosso del 1600 o in anni immediatamente successivi. La conoscenza del maestro lombardo segnò un momento cruciale del suo percorso artistico, caratterizzato da un avvio ancora di impronta manierista e proseguito nella scia del naturalismo caravaggesco, del quale Gentileschi seppe fornire una personale interpretazione. Durante il periodo romano, intervallato da alcuni brevi soggiorni nelle Marche e forse a Firenze, Orazio realizzò la volta del Casino delle Muse per Scipione Borghese, fautore delle più rappresentative commissioni della Roma barocca. In questa impresa decorativa, il pittore venne affiancato da Agostino Tassi, che nel 1611 fu da lui accusato dello stupro della figlia. Nel 1621, Orazio venne chiamato a Genova da Giovan Antonio Sauli, per il quale realizzò alcuni affascinanti dipinti, tra cui una Maddalena, una Danae e un Lot e le figlie. Il pittore incontrò il favore dei più raffinati aristocratici liguri, come dimostrano il consistente nucleo di dipinti, sia di Orazio sia di Artemisia, raccolti nel palazzo di Pietro Maria I Gentile, fra cui il Sacrificio di Isacco ora conservato nella Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, nonché l'incarico della realizzazione di affreschi nel Casino di Marcantonio Doria a Sampierdarena, andato distrutto e, infine, secondo recenti studi, le commissioni di Antonio Ii Grimaldi Cebà. La fama di Gentileschi raggiunse verso la metà degli anni Venti una tale rinomanza che nel triennio 1624-1626 fu in Francia per volere di Maria de' Medici e dal 1626 alla corte inglese di Carlo I Stuart, dove rimase fino al 1639 quando morì. Il modello: Pietro Molli Il 12 settembre 1612 l'anziano pellegrino palermitano Pietro Molli venne chiamato da Orazio Gentileschi a deporre nel processo contro Agostino Tassi. Durante la sua deposizione, tesa a dimostrare i buoni costumi di Artemisia messi in dubbio dall'imputato, il teste descrisse la casa-atelier del pittore pisano, in cui era stato invitato dieci mesi prima come modello. In quell'occasione, ricordò di avere trascorso intere giornate a posare a torso nudo per un "San Girolamo intiero". Il barbiere Bernardino Franceschi, anch'egli testimone nel processo, precisò che l'artista "se ne serviva anco per fare altre cose et delle teste", come dimostra il Sacrificio di Isacco della Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola. Alcune indagini metriche e grafiche, condotte in occasione di questa esposizione, hanno dimostrato che la testa di Abramo è perfettamente sovrapponibile, soprattutto nel profilo del cranio, con le due teste di San Gerolamo proposte in questa sede come confronti: quella conservata nella collezione Koelliker, verosimilmente la tela direttamente citata dal Molli, e quella ai Musei Civici di Arte Antica di Torino, che risulta una rielaborazione dello stesso tema. Entrambe le tele sono databili, grazie alla testimonianza di Molli, tra il 1610 e il 1611, periodo in cui è possibile collocare anche l'esecuzione del Sacrificio, precedentemente ritenuto opera degli anni Venti del Seicento. La nuova datazione si fonda, oltre che sul probabile utilizzo di un medesimo cartone per il disegno della testa, su precise analogie stilistiche con alcuni dipinti di quegli anni, in particolare con il David che contempla la testa di Golia della Galleria Spada e il San Francesco con un angelo della Galleria Nazionale di Arte Antica di Roma. Il processo: Agostino Tassi Nel marzo del 1612, Orazio Gentileschi accusò il collaboratore Agostino Tassi (1580-1644) di avere stuprato dieci mesi prima la figlia Artemisia. Il processo, di cui si conservano presso l'Archivio di Stato di Roma le carte inserite in un volume che raccoglie numerosi atti del Xvii secolo, si articolò in due fasi: nella prima, durante la quale la fanciulla, secondo le consuetudini dell'epoca, subì un serrato interrogatorio, il pittore puntò in maniera particolare su due aspetti della presunta violenza: la promessa di matrimonio non rispettata e l'offesa arrecata a se stesso. La colpevolezza di Tassi venne pressoché riconosciuta e per questo il pittore cercò di difendersi dimostrando la facilità dei costumi di Artemisia. È a questo punto che avvenne la deposizione di Molli, interpellato da Orazio perché spesso presente nella casa dell'artista e per questo attendibile testimone delle frequentazioni della giovane. L'anziano pellegrino, che posava come modello per diverse ore al giorno a casa del Gentileschi, garantì l'assoluta trasparenza della moralità di Artemisia; della sua testimonianza però, inizialmente cruciale, venne in seguito dubitata la credibilità, per via di alcune incongruenze sorte nell'indicazione e nella descrizione delle due abitazioni romane del pittore. L'integrità della fanciulla non fu quindi del tutto riabilitata e questo forse costituì uno dei motivi principali per cui, nonostante venisse riconosciuta la colpevolezza di Agostino Tassi, l'inquisito in realtà non scontò mai la pena.