Lorenzo Casini Professore ordinario di diritto amministrativo nella Scuola IMT Alti studi di Lucca Caro direttore,il tribolato processo di riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali (Mibac) non si ferma. Proseguono annunci, smentite e contro smentite. Si anticipano decisioni prima di averle scritte, si negano quelle già approvate. È un procedere che ricorda quegli scultori redarguiti dal Vasari perché, per la «fretta a lavorarebucano il sasso da principio, et levano la pietra dinanzi, et di dietro, risolutamente», sicché poi si scoprono troppo tardi errori cui non si può rimediare «se non vi si mettono pezzi commessi». L'ultima minaccia di scalpellata riguarda Firenze ed è dopo la scelta irragionevole di cancellare l'autonomia della Galleria dell'Accademia la possibile assegnazione di questo museo alle Gallerie degli Uffizi, dichiarata alla stampa, ma non ancora prevista da alcun provvedimento. Questo giornale ha già chiarito perché è sbagliato sopprimere, dopo appena tre anni e mezzo, una istituzione faticosamente messa in piedi dal nuovo direttore e da tutto il Mibac, anche visto il successo dei risultati ottenuti. Si prospetta ora un secondo errore: trasferire l'Accademia e le sue risorse circa 13 milioni di euro previsti nel 2019, di cui 10 milioni da biglietti a uno dei musei più ricchi d'Italia, gli Uffizi (bilancio oramai vicino ai 30 milioni di euro). È un secondo errore perché, se si «declassa» l'Accademia (primo errore), la scelta meno dolorosa dovrebbe essere quella di assegnarla al Polo museale della Toscana, ossia l'ufficio del ministero che cura i numerosi luoghi della cultura statali della regione. Il polo che diverrà «direzione territoriale»? non ha autonomia contabile come gli istituti speciali, ma ha una contabilità ordinaria dove sono accreditati ogni anno da Roma solo 4 milioni di euro per spese di funzionamento (a cui si aggiungono specifici finanziamenti, ma destinati a progetti speciali). Gli accreditamenti non sono regolari, ma grazie agli accorgimenti adottati nel periodo 2015-2017 sono almeno diventati un po' più celeri. Affidare l'Accademia al polo vorrebbe dire dare a quest'ultimo almeno l'80 per cento di quei 10-13 milioni, triplicando le risorse destinate ai luoghi della cultura statali in Toscana. Ovvio che una parte di quel denaro dovrebbe «tornare» all'Accademia, ma, così facendo, il polo avrebbe una maggiore capacità di programmazione degli interventi (e il consuntivo 2018 dell'Accademia riporta circa 4 milioni di «avanzo»). Sarebbe questa la stessa logica già adottata dal Mibac in altre regioni, come Lazio e Lombardia, dove sono rispettivamente Castel Sant'Angelo e il Cenacolo vinciano a svolgere il ruolo di «cassaforte» per i poli museali regionali cui appartengono. Ma non sarà così, pare. Non solo l'Accademia perderà purtroppo l'autonomia, ma ciò accadrà per sostenere non i musei statali della Toscana, né il Bargello, museo splendido che pure di risorse aggiuntive avrebbe bisogno. Sarà invece «regalata» agli Uffizi: se così fosse, l'80 per cento delle risorse resterebbero lì e non vi sarebbe possibilità di spenderle per altri musei toscani, come accadrebbe se tutto confluisse nel polo regionale. Sempre che non siano gli uffici centrali del ministero a decidere di prendere quelle risorse dal nuovo gigantesco istituto autonomo Uffizi più Accademia, secondo un meccanismo, praticato fino al 2013, a scapito di Pompei o del Colosseo. Né va tralasciato il lungo lavoro amministrativo che sarebbe necessario per chiudere i conti dell'Accademia: se sono serviti anni solo per «spacchettare» il bilancio del vecchio polo museale di Firenze tra 3 istituti autonomi e il polo regionale, perché adesso ricominciare da capo? Un gran pasticcio, che conferma la leggerezza con cui si sta procedendo alla riorganizzazione del Ministero, tra decisioni frettolose, errori ripetuti e aggiunta di «pezzi commessi».