Venaria, alla Reggia riprende vita un'area in passato al centro di feste e mondanità Risorge la Fontana dell'Ercole. Progettata nel 1650 dall'architetto Amedeo di Castellamonte e costruita nel cuore dei Giardini della Reggia di Venaria, questo gioiello è stata il regno delle feste, della mondanità dei reali e della dolcissima vita dell'aristocrazia sabauda, una teatro d'acqua che con i suoi giochi di luce prendeva ispirazione dai ninfei romani. «Qui da ogni parte l'Arte gareggia con la Natura», così scriveva Castellamonte nel 1679 a Gian Lorenzo Bernini per raccontargli lo stato di avanzamento dei lavori e la meraviglia che provava ogni volta che visitava quei posti. Il suo «Ninfeo», doveva essere il simbolo della magnificenza dei Savoia, si trattava di un progetto bellissimo ed effimero, destinato a vita breve. Nel Settecento, quando il gusto estetico è cambiato e i capricci dei potenti hanno cambiato stile e disdegnato il Barocco, tutta l'area ha improvvisamente perso valore, è stata abbandonata, smembrata e venduta. Era diventata una specie di rudere, coperta dalle erbacce e dalla polvere, abbandonata a sé stessa, smembrata perché ormai passata di moda. La Fontana dell'Ercole, progettata nel 1650 dall'architetto Amedeo di Castellamonte e costruita nel cuore dei Giardini della Reggia di Venaria è stata il regno delle feste, della mondanità dei reali e della dolcissima vita dell'aristocrazia sabauda, una teatro d'acqua che con i suoi giochi di luce prendeva ispirazione dai ninfei romani. «Qui da ogni parte l'Arte gareggia con la Natura», così scriveva Castellamonte nel 1679 a Gian Lorenzo Bernini per raccontargli lo stato di avanzamento dei lavori e la meraviglia che provava ogni volta che visitava quei posti. Il suo «Ninfeo», doveva essere il simbolo della magnificenza dei Savoia, si trattava di un progetto bellissimo ed effimero, destinato a vita breve. Nel Settecento, quando il gusto estetico è cambiato e i capricci dei potenti hanno cambiato stile e disdegnato il Barocco, tutta l'area ha improvvisamente perso valore, è stata abbandonata e poi distrutta, i suoi pezzi regalati o perduti. Sono sopravvissute alcune conchiglie decorative appese alle pareti, per il resto non era rimasto niente che ricordasse l'antico splendore. L'anno prossimo, la fontana ricomincerà a vivere dopo cinque anni di lavori (sono cominciati nel 2015) realizzati dalla Consulta di Torino con un progetto che ha coinvolto trentuno aziende locali per un costo totale di tre milioni di euro. Il complesso, che rappresenta l'ultimo grande intervento di restauro all'interno della Reggia di Venaria, sarà pronto definitivamente nell'autunno del 2020, quando sarà ultimato anche il riallestimento di tutta l'area archeologica con le statue, alcune in copia alcune originali, le sculture e le volte in legno. «Non è soltanto un lavoro di ricostruzione, si tratta di un'area archeologica di cinquemila metri quadrati che tornerà di nuovo a vivere», ha detto la presidente della Consulta Adriana Acutis «è questa la potenza delle rovine, oltre a ciò che manca hanno il potere di mostrarci che qualcosa rimane». Prima di cominciare i cantieri, c'è stato un enorme lavoro tra gli archivi e i documenti per cercare di localizzare e recuperare il patrimonio perduto. In tutto sono 230 i reperti che un tempo arredavano la fontana e adesso sono sparsi per il Piemonte, tra il Castello di Govone, quello di Agliè e Palazzo Reale. In particolare, nella facciata esterna saranno collocati i quattro telamoni ricostruiti con calchi di gesmonite a partire dagli originali che oggi a Govone. Al centro del complesso ritornerà la statua dell'Ercole Colosso, che oggi è tornato a Venerai e alla fine dei lavori sarà spostato definitivamente nel posto in cui era in origine. Oggi il complesso della Fontana, sopravvissuto all'incuria, alla deliberata distruzione e anche a prove di artiglieria che qui si facevano ai tempi in cui la Reggia era diventata una caserma, sta per cominciare una nuova fase, quella del restauro scientifico delle murature dei ruderi e delle decorazioni a mosaico. L'architetto Gianfranco Grisella, che segue i lavori, l'ha definito un progetto di intervento leggero e sostenibile, anche grazie all'utilizzo di due materiali storici, il legno e il ferro. Ritornerà anche l'acqua, le fontane ricominceranno a a zampillare e a ricreare i giochi e le scenografie tipiche del Seicento. L'ispirazione è il passato, per ricrearlo saranno utilizzate le tecnologie del futuro. Grazie ai nuovi strumenti multimediali rivivranno le atmosfere del Barocco, i lussi e lo sfarzo. Erano rovine, non lo sono più.