Interrogazione di Di Giorgi. Anche la sottosegretaria leghista attacca: nessuna condivisione Dopo l'annuncio dell'accorpamento Accademia-Uffizi, sulla controriforma Bonisoli rotola una specie di frana. Parte il sindaco di Firenze Dario Nardella che annuncia una lettera, da coordinatore dei sindaci della Città metropolitane di tutta Italia: chiede di sospendere l'iter del decreto per aprire un confronto con lui ed i suoi colleghi. «La leggerò», glissa il ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, ieri a Firenze. Passano solo poche ore, però, che Bonisoli è costretto a leggere le dichiarazioni della sottosegretaria ai Beni culturali Lucia Borgonzoni (Lega) che chiede una «revisione» della riforma. Dal Pd riparte l'attacco al ministro vicino al M5S: «La Lega commissaria Bonisoli». La deputata fiorentina Rosa Maria Di Giorgi presenta un'interrogazione parlamentare a Bonisoli. Chiede quali «siano i criteri e i parametri utilizzati per l'avvio del processo di declassamento della Galleria dell'Accademia di Firenze e se il ministro voglia avviare un confronto con il settore e in che modo intenda garantire i lavori di ristrutturazione dell'Accademia». Ma è tutto il Pd nazionale dopo giorni di silenzio sulla controriforma che cancella la riforma di Franceschini, tranne i parlamentari locali a partire ora lancia in resta: la cancellazione dell'autonomia per l'Accademia di Firenze, si legge in una nota del partito, è «una scelta incomprensibile, schizofrenica, dettata solo dalla volontà di aumentare qualche direttore al Collegio romano. Quella del ministro Bonisoli si conferma una riforma sbagliata e centralista che mina l'autonomia anche scientifica dei musei italiani». Dopo il fuoco dell'opposizione, come detto, arriva quello dall'interno del governo. «Bisogna sedersi e rivedere tutto il testo, ascoltando tutte le realtà interessate. Cioè Regioni, Comuni, sindacati: tutti gli interessati scrive la sottosegretaria ai Beni culturali Borgonzoni È un testo che non è stato condiviso con nessuno». L'esponente leghista fa proprie tutte le critiche arrivate da tecnici, dal sindaco Nardella come da esponenti di Pd e FdI: «Le maggiori criticità continua Borgonzoni sono connesse ad una linea di azione che torna a centralizzare prerogative e competenze oggi affidate alle istituzioni sul territorio e che vuole aggregate in maniera verticale prerogative e competenze che oggi sono distribuite nel Ministero in una forma certamente da rivedere, ma al contempo più equilibrata rispetto alla proposta attuale. Alla luce di questa contrarietà generale, faccio appello perché entrambi i testi (il decreto approvato in Consiglio dei ministri e il testo del Disegno di legge delega del Codice dei beni culturali ndr) vengano riconsiderati attraverso un ampio confronto che possa permettere alle parti in causa di arrivare ad una soluzione maggiormente condivisa». Che la Lega stesse per entrare in campo, sul tema della riforma, si era capito dalla visita del sottosegretario all'Interno Stefano Candiani agli Uffizi, con una sorta di endorsement nei confronti del direttore Eike Schmidt. Ma che un sottosegretario dello stesso dicastero colpisca a freddo, fa arrabbiare il Movimento 5 Stelle: «Stupisce la posizione della Lega sul decreto di riorganizzazione del ministero, approvato la scorsa settimana in Consiglio dei ministri scrivono i Cinque Stelle anche alla luce del fatto che questa posizione arriva successivamente alla decisione collegiale presa in Consiglio dei Ministri. Ma quale assenza di concertazione? C'è stata eccome. La riorganizzazione del ministero è frutto di un lungo percorso durato mesi e di un confronto con tutti i soggetti coinvolti». Non solo: «Martedì scorso prosegue la nota del Movimento 5 Stelle a seguito di un incontro con il ministro Bonisoli, la Conferenza Stato-Regioni ha dato l'ok alla creazione di una cabina di regia composta da Governo, Regioni, Anci e Upi che si occuperà di seguire l'iter parlamentare e tutti i decreti attuativi della legge delega sui beni culturali e sullo spettacolo dal vivo». Un caso, lo scontro. Un caos politico, un cortocircuito, quello tra Lega e Cinque Stelle. Del quale approfittano sia il sindaco Dario Nardella che il deputato di Civica popolare Gabriele Toccafondi. «Ogni giorno il ministro ne inventa una. Non si possono usare i musei del nostro Paese come se fossero i Lego. Torno a chiedere che ci sia un confronto reale con i sindaci delle grandi città, a cominciare da quelle d'arte» dice il sindaco. «Costituire un polo unico fra Uffizi e Accademia, mettendo insieme due musei che attraggono oltre 4 milioni di turisti ogni anno non ha senso. È solo una mania elefantiaca che svilisce le peculiarità delle due offerte culturali e le consegna alla indistinta gestione accentrata di un "Capo Unico" che ne svuoterà autonomia e caratteristiche» attacca Toccafondi.