Già nei primi del '900 , quando Herbert Horne lo acquistò per la propria collezione d'arte, il San Rocco di Bartolomeo della Gatta versava in condizioni critiche. Eppure del pittore fiorentino, già autore di alcuni affreschi della Cappella Sistina, è da sempre considerata come una delle più importanti opere. Ritorna oggi a nuovo splendore il dipinto quattrocentesco citato dal Vasari nelle Vite , grazie a un'operazione di restauro costata intorno ai 7.000 euro e finanziata da una lega di benefattori (Donna Curry, Mary Mochary e Donato Massaro) attraverso la Fondazione Friends Of Florence, già intervenuta all'interno del Museo Horne per i disegni di Giovan Battista Tiepolo e altri progetti. «Una raffigurazione di San Rocco, patrono degli appestati molto caro in un'epoca dove la malattia falciava intere cittadine, di piena finezza luministica: ovvero la capacità di modulare la luce che Bartolomeo della Gatta, pittore di rara eleganza e delicatezza, aveva assimilato dal maestro Piero della Francesca», sono state le parole del presidente della Fondazione Horne Antonio Paolucci, alla presentazione del dipinto insieme alla direttrice del Museo Horne Elisabetta Nardinocchi, alla presidentessa della Fondazione Friends Of Florence Simonetta Brandolini d'Adda, a Claudio Paolini della Soprintendenza di Firenze e alla restauratrice Valeria Cocchetti di Restauro Dipinti Studio 4, che ha eseguito l'intervento e ne ha ricostruito le vicissitudini. Tra naturale degrado e i danni delle soldatesche di passaggio nella chiesa di San Pier Piccolo ad Arezzo, dove era custodito. Fino ai tempi più recenti, e agli infruttuosi interventi di recupero della superficie lignea. Il risultato è la rinascita di un capolavoro della storia dell'arte.