Un primo obiettivo è stato raggiunto, ma per provare ad arrivare al traguardo bisogna pazientare ancora qualche mese. Il Consiglio direttivo della Commissione nazionale italiana per l'Unesco ha deciso di sostenere la candidatura di Bergamo a «Citta Creativa Unesco» per la gastronomia, con un progetto legato ai formaggi bergamaschi. Un'idea che deriva dal «patrimonio gastronomico» di città e provincia: «In Italia dice il sindaco Giorgio Gori esistono 50 Dop per quello che riguarda la produzione casearia, a Bergamo ve ne sono nove: Formai de Mut, Taleggio, Bitto, Grana Padano, Gorgonzola, Quartirolo Lombardo, Provolone Valpadana, Salva Cremasco e Strachitunt». Tra le motivazioni per usare le parole di Franco Bernabè, presidente del Consiglio direttivo della Commissione per l'Unesco c'è «l'importanza del settore agricolo e alimentare nell'economia di Bergamo e delle sue valli», «l'impegno della città di promuovere le professioni legate al settore agricolo e gastronomico», «la previsione di un Distretto Agricolo». Nei prossimi giorni il dossier sulla candidatura verrà spedito a Parigi (tramite posta elettronica certificata). Seguiranno diverse valutazioni degli esperti poi, a novembre di quest'anno, si conoscerà il responso. Prima di quella data ci saranno vari eventi legati al tema dei formaggi, come Forme, alla fine dell'estate. «Il Comune di Bergamo dice Gori lavora da anni perché la città sappia proporsi per quel gioiello che è in ambito nazionale e internazionale anche attraverso le produzioni agroalimentari. I territori montani hanno sofferto per la perdita di centralità economica e per lo spopolamento: l'obiettivo è mettere la forza, la cultura e le conoscenze del territorio urbano a sostegno della rinascita delle montagne, che hanno dentro di sé un tesoro». Sono 29 le realtà che aderiscono alla candidatura e la sostengono: tra queste, ci sono le Comunità Montane, la Provincia e la Regione. «Sentiamo la responsabilità dice Francesco Maroni, presidente dell'Associazione San Matteo - Le Tre Signorie di Branzi di comunicare un'eredità storica forte per il territorio bergamasco e alla quale l'economia attuale deve molto. Ora la vera sfida, che dovrà andare avanti a prescindere dal progetto Unesco, sarà quella di raccordare gli interi territori coordinando un progetto di sistema per poter parlare al mondo del patrimonio che la storia ci ha regalato, le Cheese Valleys». Oggi sono nove le città italiane creative: Bologna (musica), Fabriano (artigianato e arte popolare), Roma (cinema), Parma (gastronomia), Torino (design), Milano (letteratura), Pesaro (musica), Carrara (artigianato e arte popolare) e Alba (gastronomia). «La Commissione dice Giuseppe Biagini, Founder International Traditional Knowledge Institute US ha apprezzato l'ampio risalto dato al ruolo centrale dell'uomo e del suo lavoro creativo nello sviluppo del territorio, all'equilibrio trovato nella relazione città-campagna, all'attenzione alla sostenibilità e all'inclusione di tutte le comunità di Bergamo e delle sue valli in un'unica voce orientata ad un miglioramento continuo».
Corriere della Sera
26 Giugno 2019
Città creativa Unesco: Bergamo candidata per i suoi formaggi
SI
Silvia Seminati
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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