Funes (Bolzano). «Dicono che ho sistemato il tornello per far soldi con i turisti che vengono a visitare la chiesetta? Non sarebbe un grande affare, visto che mi ci vorranno almeno 5 anni per rientrare delle spese sostenute per installare il tornello elettronico e il nuovo staccionato lungo il perimetro del prato. Quindi, sono piuttosto io a pagare per avere un po' di pace a casa mia». Gerhard Runggatscher, 51 anni, è il proprietario del maso chiuso «Ranui», cui appartiene la chiesetta di San Giovanni: realizzata nel 1744 in stile barocco, con il campanile a bulbo, è al centro di un ampio prato, con la catena delle Odle a fare da sfondo. Un'immagine da cartolina, che non a caso il marketing turistico della provincia di Bolzano usa da decenni per i manifesti pubblicitari. «Ma la foto della chiesetta, negli ultimi tre, quattro anni, forse è stata fin troppo pubblicizzata, credo per "colpa" dei social network: con Facebook e Instagram si è diffusa in tutto il mondo» dice Gerhard. «I turisti sono diventati troppi e arrivano quelli più maleducati. Fino a tre o quattro anni fa, ne arrivavano una ventina al giorno, e se stavano nel percorso delimitato. Non c'era nessun problema. Poi sono più che raddoppiati, c'è stato un boom di asiatici: si è arrivati a un minimo di 50 fino a un massimo di 300 presenze al giorno, nel mio prato. C'erano persone che entravano in casa mia per andare al bagno, altri curiosavano nella stalla o vagavano indisturbati nella mia proprietà, lasciando sporcizia nel prato e facendo chiasso tutto il giorno. C'era perfino chi piazzava delle tende per pernottare: ed era così tutti i giorni dell'anno, a tutte le ore». E così è stato installato il tornello, a pagamento: 4 ore per accedere allo spazio intorno alla chiesetta. I primi due turisti, un'anziana coppia di tedeschi, però si lamentano: «La chiesetta è chiusa e 4 euro per vederla da fuori è troppo» dicono i coniugi Gilliam. «Ci sono stati furti e non posso tenerla aperta replica Gerhard . Il prezzo? Forse in futuro scenderò a 3 euro». Intanto su Facebook, in molti gridano allo scandalo: «Togliete subito quell'obbrobrio» è l'invito che giunge dalla maggioranza dei membri del gruppo «Amici della Val di Funes», composto principalmente da turisti italiani.