La Deposizione di Cristo «torna» a Gandino. Sulle altre opere itinerario in tutta la Val Seriana Dopo il successo riscosso a Londra e a New York, per Giovan Battista Moroni è tempo di esser celebrato a casa. Nella valle che gli diede i natali (nacque ad Albino) e nei luoghi che lo videro, a partire dagli anni Sessanta del 1500, tornare e abbellire numerose chiese. Da giovedì 4 luglio a domenica 13 ottobre, grazie alla collaborazione fra il Comune di Gandino, l'Accademia Carrara, PromoSerio, la Pro Loco di Gandino, e al coinvolgimento di associazioni e enti culturali della valle, la grande tela raffigurante la «Deposizione di Cristo nel sepolcro» dall'Accademia Carrara si sposterà temporaneamente a Gandino, paese dove venne realizzata nel 1566. A ospitarla non sarà il luogo originale, la distrutta chiesa di Santa Maria ad Ruviales dei Francescani Osservanti (dove oggi ha sede una casa di riposo), ma il Salone della Valle, «luogo principe della storia gandinese di ieri e di oggi», come lo ha definito il sindaco Elio Castelli. Dopo l'inaugurazione di giovedì 4 luglio alle 18.30, da venerdì 5 sarà visibile gratuitamente all'interno del Palazzo del Vicario, il venerdì, il sabato e la domenica, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. L'opera, che secondo il conservatore Paolo Plebani «è una di quelle cruciali per comprendere la produzione sacra del pittore», venne dispersa all'epoca delle soppressioni settecentesche di Maria Teresa d'Austria e poi di Napoleone. «Successivamente ha ricordato il direttore della Fondazione Accademia Carrara Maria Cristina Rodeschini , nel 1914, fu donata da Alessandro e Giovanni Limonta alla Carrara. Seguendo un indirizzo che ci siamo prefissi di sviluppare, la tela si ripresenta ora alla comunità di appartenenza». Gandino ha preparato un ricco calendario di eventi, conferenze a tema, tour guidati, porte aperte a spazi solitamente non accessibili. Ma non è tutto, perché se la presenza della «Deposizione» sarà temporanea, c'è un'altra novità, permanente. L'esposizione inaugura il museo diffuso «Moroni in ValSeriana», un itinerario che percorre idealmente la valle e fa tappa nei luoghi dove l'artista ha lasciato in eredità grandi opere (ben tredici fra pale d'altare, polittici e stendardi), ancora visibili nel contesto dove sono state concepite. Si parte da Ranica e si giunge a Fino del Monte, facendo tappa a Villa di Serio, Nembro, Albino che ospita il capolavoro «Crocifisso con santi Bernardino e Antonio da Padova» nella chiesa di S. Giuliano, Fiorano al Serio, Oneta e Parre. «A fare da filo conduttore ai dipinti ha spiegato Orietta Pinessi, esponente di PromoSerio e coordinatrice di SerioArt è il paesaggio della zona che fa da sfondo in tutti, così come la presenza di ritratti all'interno delle raffigurazioni sacre e il colore rosa», che con il nero è la vera cifra cromatica del Moroni. Lo si trova nell'abito indossato dalla principessa che entra in scena con San Giorgio nel polittico della chiesa di San Giorgio a Fiorano e poi nella tunica del «Cristo portacroce» al Santuario della Madonna del pianto di Albino, così come nei veli, nelle camicie e nei turbanti dei santi che popolano tutti gli altri lavori seriani. Un'apposita segnaletica e dei totem (collocati nei prossimi giorni) indicheranno il museo diffuso che potrà essere ammirato in autonomia o attraverso itinerari guidati con servizio di bus navetta, denominati «Tour in rosa». «L'operazione culturale di cui ci siamo fatti promotori ha commentato Maurizio Forchini, presidente di PromoSerio è riuscita da un lato a mettere in rete molti enti e associazioni che credono nelle potenzialità dell'arte, dall'altro a coinvolgere buona parte della valle». Concorde l'assessore regionale al Turismo Lara Magoni, ieri presente alla Carrara: «Vi ringrazio perché non è semplice fare sinergia fra i territori e un'Accademia così bella, fra Bergamo e la sua provincia. Siete un grande esempio di quello che sto facendo e voglio fare nel futuro». Ad accompagnare l'iniziativa è una pubblicazione edita da Lubrina Bramani editore. Presenta contributi di Orietta Pinessi, Paolo Plebani, Silvio Tomasini (coordinatore dell'intero progetto), Gustavo Picinali e «inaugura ha concluso Maria Cristina Rodeschini una serie di piccoli cataloghi che l'Accademia produrrà ogni volta che verranno fatte queste restituzioni».