Per la prima volta si tutela il diritto d'autore di un'auto Lo ha deciso il Tribunale di Bologna: «È una scultura» La matita del designer Sergio Scaglietti è come il pennello di Paul Gauguin. I motori assemblati da Giotto Bizzarrini valgono quanto lo scalpello di Antonio Canova. A dirlo è il Tribunale di Bologna che ha dato ragione a un reclamo di Ferrari contro i tentativi di imitazione della Ferrari 250GTO, sostenendo che il diritto d'autore va tutelato anche a bordo delle vetture. Di fatto la pronuncia dei giudici equipara la fuoriserie Testa Rossa a un'opera d'arte. Come un dipinto di Gauguin, una statua di Canova. E quindi chi le riproduce o reinterpreta il modello a scopi commerciali commette un reato. Come spacciare per autentico un ritratto di Renoir. Si tratta di una sentenza storica. Perché è la prima volta che un'auto viene riconosciuta al di là del marchio, ma come prodotto inimitabile dell'ingegno dell'artista che l'ha prodotta. Per il Collegio di difensori della casa di Maranello, chiamato a difendere il modello dal tentativo di riproduzione da parte di Ares Design, una società di Modena, «la personalizzazione delle linee e degli elementi estetici, hanno fatto della Ferrari 250GTO un unicum nel suo genere, una vera e propria icona automobilistica». «Il suo valore artistico prosegue l'ordinanza - ha trovato oggettivo e generalizzato riconoscimento in numerosi premi e attestazioni ufficiali», in «copiose pubblicazioni» e nella riproduzione «artistica» su monete e sotto forma di «sculture», periodicamente esposte nei musei. Il Tribunale di Bologna ha accettate le tesi del Cavallino e ha così emesso un'ordinanza che mette un freno alle velleità di Ares di sfornare modelli di autovetture che somigliano molto alla Ferrari 250GTO. Secondo il portale dedicato al lusso Robbreport, Ares Design si preparava a far rinascere la Testa Rossa disegnata da Scaglietti. La società modenese aveva in mente di reinterpretare quel modello in almeno 10 vetture, destinate a clienti appassionati quanto facoltosi. Il prezzo di vendita doveva aggirarsi attorno a un milione di euro. Una mossa controversa che ha fatto infuriare i vertici di Ferrari, società del gruppo Fca, che hanno chiamato subito lo studio Orsingher Ortu-Avvocati associati per impegnarsi in una battaglia legale. Anche perché in circolazione ci sono solo 36 modelli originali della 250 GT0, costruiti tra 1962 e 1964. Rarità al pari delle opere d'arte più preziose. E spesso con prezzi che fanno invidia alle aste di dipinti battuti da Christie's e Sotheby's. L'anno scorso il Ceo della multinazionale WeatherTech David Neil ha pagato 70 milioni di dollari per parcheggiare sotto casa una Ferrari 250GTO. Si tratta della transazione più alta mai pagata per una vettura d'epoca. Uno dei record precedenti riguardano ancora la Ferrari 250GTO, venduta nell'agosto 2014 per 38,1 milioni di euro. Del resto il mito della Testa Rossa è già da un pezzo un'opera d'arte per gli appassionati di motori. Il numero della cilindrata sta per la cilindrata e GTO per Gran Turismo Omologata. Una sigla non più utilizzata da Marenello fino a metà degli anni ottanta. Una storia tormentata quella della 250 GTO. Giotto Bizzarrini fu licenziato in tronco da Enzo Ferrari nel corso del progetto, per aspre divergenze di vedute. L'impianto del suo lavoro fu portato avanti dal talento del giovane carrozziere (oggi si direbbe designer) Sergio Scaglietti e dall'ingegnere Mauro Forghieri. La Berlinetta «a passo corto» andò in produzione dal 1962 al 1964.