Una graphic novel firmata Paolo Bacilieri «Due figure straordinarie di cui i milanesi sanno ancora poco» Un'allieva e un maestro, insieme per la storia dell'Arte. Una sorta d'amore platonico che ha salvato realmente il patrimonio artistico milanese, durante il fascismo e la Seconda Guerra Mondiale, grazie all'intuito di Fernanda Wittgens (1903-1957), formatasi con Ettore Modigliani (1873-1947). La loro storia, al centro del nuovo graphic novel di Paolo Bacilieri «Ettore e Fernanda» (Coconino Press) in uscita il 27 giugno che viene presentato oggi alla Pinacoteca di Brera, li rende a ogni effetto degli eroi della storia dell'arte e della città, ben oltre la carica, che ricoprirono in momenti diversi, di direttore di Brera. Ne abbiamo parlato con l'autore. Come ha incontrato questa vicenda che attraversa il Novecento e l'amore per l'arte? «Non la conoscevo e credo sia ignota al 99 dei milanesi. Ringrazio l'entusiasmo di James Bradburne, direttore generale della Pinacoteca di Brera, che me l'ha raccontata. L'ho trovata una storia con molte potenzialità fumettistiche, a partire dal primo flash: una nave in mezzo a una tempesta nell'Atlantico, al largo delle coste francesi, nel dicembre del 1929. Era la "Leonardo Da Vinci" con centinaia di capolavori del Rinascimento italiano, in viaggio per la grande mostra di Londra del '30. La Venere del Botticelli in pericolo in mezzo al mare, con Modigliani a bordo: ho iniziato da lì». Fernanda Wittgens è nota e qui è l'allieva di Modigliani. Di Ettore Modigliani, invece, si conosce ancora poco: perché l'ha colpita? «È perfetto per il mio "personal club" di eroi sconosciuti, bizzarri, geniali. Un personaggio alla Woody Allen che si è trovato in mezzo a tempeste reali ma anche politiche, radiato nel '38, colpito dalle leggi razziali, affrontate con ironia e leggerezza. È stato anche un eroe nella difesa del patrimonio artistico. In pochi milanesi lo sanno, ma gli si deve molto: in Brera via dei Fiori Chiari e via dei Fiori Oscuri si chiamano ancora così per merito suo. Si oppose al gerarca fascista che voleva romanizzare i nomi delle vie». Dalle memorie di Modigliani, da poco edite per Skira, alle lettere della Wittgens, agli articoli dell'epoca e poesie, usa fonti testuali come se fossero colori nelle tavole. «Mi considero un fumettista senza fantasia e ho bisogno di materia prima. Trovo più efficace, divertente, fantasiosa la realtà di qualunque invenzione da sceneggiatore. Sfrutto le informazioni, più che inventare: c'è la messa in scena, ovvio, ma nell'incipit volutamente dico "È una storia vera, ma sembra impossibile"». Che rapporto ha con la città come spunto grafico e poetico? «Mi piace disegnare Milano perché è bellissima e in questo caso ho fatto tanta ricerca iconografica. Mi sono permesso qualche anacronismo, come quando Ettore e Fernanda passeggiano lungo il Naviglio di via San Marco: un omaggio all'opposizione di Modigliani all'interramento dei Navigli. È stata un'avventura renderla dopo i bombardamenti e scoprirne le ferite. Ho bisogno di disegnare le cose per capirle».