Dibattito a Venezia sui nuovi investimenti nel cinema VENEZIA - Finché non si troverà un efficace indice di redditività degli investimenti in cultura, difficilmente il matrimonio tra arte e business sarà fruttuoso. Su questa considerazione si sono trovati d'accordo tutti relatori che ieri hanno preso parte al convegno sui finanziamenti al cinema organizzato da nell'ambito della Mostra del cinema di Venezia. Pur partendo da esperienze diverse, economisti ed esperti di gestione delle attività culturali, hanno riconosciuto la necessità di un approccio più efficiente e manageriale per attrarre quegli investimenti privati necessari a compensare il progressivo ridimensionamento del sostegno pubblico. Se troppo spesso la cultura è vittima dei sacrifici imposti dalle difficoltà di bilancio, a volte paga i danni di una gestione disinvolta. «Il sostegno pubblico è imprescindibile ha riconosciuto il presidente della Biennale Davide Croff ma è altrettanto necessario ridurre gli sprechi e gestire in modo più efficiente le attività culturali, apportando un approccio manageriale» in grado di catturare l'interesse dei privati. Un'esigenza su cui concorda Giancarlo Leone, amministratore delegato di RaiCinema, quando analizza i risultati della produzione cinematografica italiana. «In Italia si fanno mediamente un centinaio di film all'anno ha detto e solo 20 di questi ottengono un box office superiore a un milione di euro: è evidente che anche i produttori devono essere più capaci nel selezionare i prodotti». Le risorse private non mancano. E nemmeno la disponibilità degli investitori istituzionali, ha però ricordato Carlo Callieri, vicepresidente della Compagnia di San Paolo, in prima linea nel sostegno alle attività culturali del Piemonte. Emblematica da questo punto di vista l'esperienza del Museo Egizio di Torino, trasformato quasi un anno fa in fondazione, con un ruolo di primo piano per i privati. Le due fondazioni bancarie torinesi sono presenti e la Compagnia di San Paolo, in particolare, ha destinato all'Egizio circa 30 milioni di euro, cinque dei quali già spesi. La Fondazione del museo, ha annunciato Callieri, dispone di 80 milioni, da investire nel rinnovo delle strutture e in una catalogazione organica (oggi è individuato solo il 60 dei 30mila pezzi giacenti in magazzino).
Il business culturale in cerca di redditività
I relatori del convegno sui finanziamenti al cinema organizzato a Venezia hanno concordato sulla necessità di un approccio più efficiente e manageriale per attrarre investimenti privati. Il sostegno pubblico è imprescindibile, ma è altrettanto necessario ridurre gli sprechi e gestire le attività culturali in modo più efficiente. I produttori devono essere più capaci nel selezionare i prodotti. Le risorse private non mancano, ma è necessario catturare l'interesse degli investitori istituzionali. L'esperienza del Museo Egizio di Torino, trasformato in fondazione con il sostegno di fondazioni bancarie torinesi, è un esempio di come i privati possano sostenere le attività culturali.
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