Toninelli ipotizza una consultazione, snobba i politici e incontra i no Nav. Brugnaro: incapace Venezia. Grandi navi, ora spunta l'ipotesi di un referendum. Il ministro Toninelli, che ieri ha fatto un sopralluogo in laguna, ha chiuso la porta a Marghera. «Troppi rischi - ha detto - la escludo politicamente». Per l'esponente M5S restano in piedi Chioggia e il Lido. «Ma non caleremo decisioni dall'alto» ha aggiunto. Il ministro ieri ha snobbato i politici e invece ha incontrato i rappresentanti no Nav. Il sindaco Brugnaro: «Incapace». VENEZIA Il de profundis definitivo della doppia ipotesi Marghera e Vittorio Emanuele, quella «partorita» dal territorio e stabilita dal Comitatone del 2017. La conferma che in ballo ci sono San Nicolò al Lido e Chioggia, con quest'ultima in vantaggio anche perché i fanghi da scavare sarebbero «puliti». Ma anche l'ammissione che «serviranno anni» per vedere le grandi navi definitivamente fuori dal bacino di San Marco e dal canale della Giudecca. Infine, in pieno stile 5 stelle, l'apertura all'ipotesi di un referendum tra i cittadini sulla soluzione migliore. Dopo l'incidente dello scorso 2 giugno, quando la Msc Opera ha perso il controllo e si è schiantata contro il battello fluviale River Countess e contro la banchina di San Basilio, c'era grande attesa per la visita di ieri a Venezia del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, che ha dato una forte accelerazione al «dossier grandi navi», aperto nel 2012 dopo un altro grave episodio, il naufragio della Costa Concordia. Ma chi sperava in parole definitive sul futuro della crocieristica lagunare è rimasto deluso. Il ministro ha però messo dei paletti: il tour dall'alto in elicottero, e ancor più quello con la motovedetta della Guardia Costiera con cui ha attraversato il canale Vittorio Emanuele per andare a Marghera, non l'hanno smosso dalla sua convinzione. «Politicamente escludo la soluzione di Marghera - ha detto - non posso accettare il rischio che una nave con a bordo 5-6 mila persone vada a scontrarsi non contro una banchina, come avvenuto il 2 giugno, ma contro una petroliera o una raffineria». A Marghera ci sarebbe poi il tema delle bonifiche («ci vorrebbero anni»), la «viabilità promiscua con le petroliere e le megacontainer» e, per quello che riguarda lo scavo del Vittorio Emanuele che collegherebbe l'attuale Marittima alla zona industriale , il nuovo protocollo fanghi: ora è in vigore quello del 1993, di cui è in corso una revisione. «Senza caratterizzazione e senza capire se quei fanghi sono velenosi o no, non si può parlare di alcuna soluzione», ha tagliato corto il ministro. Si dice che per riportarlo navigabile (il canale è stato aperto un secolo fa e lo era fino a vent'anni fa) serve scavare poco più di 2 milioni di metri cubi di fanghi, mentre a Chioggia sarebbero 6, visto che la laguna sud è molto interrata. «Ma qui è stata fatta oltre 10 anni fa una caratterizzazione e c'erano fanghi di categoria A, cioè buoni», ha aggiunto Toninelli, che ha assicurato il dialogo con gli enti locali dopo gli scontri verbali con il governatore Luca Zaia e il sindaco Luigi Brugnaro. E non ha escluso di rivolgersi direttamente ai cittadini: «Per questo tipo di cantieri è previsto il dibattito pubblico - afferma riferendosi alla norma approvata l'anno scorso dal governo giallo-verde - Siamo il M5s e non vogliamo far calare dall'alto una decisione». Ma Toninelli ha ammesso anche che servirà tempo. «La soluzione non sarà domani, quando decideremo si aprirà un cantiere, ma daremo un tempo certo che ci diranno i tecnici - ha spiegato - Bisognerà sopportare le navi ancora un po', ma poi non passeranno più». Nel frattempo ricorda l'ordinanza della Capitaneria che mercoledì ha introdotto l'obbligo di tre rimorchiatori al posto di due per le navi più grandi e un limite di velocità da 6 a 5 nodi, ma non esclude nuovi step. «Il ministro ha dato delle indicazioni e noi ci atteniamo», ha commentato laconico il presidente dell'Autorità di sistema portuale Pino Musolino, che ha accompagnato Toninelli con il provveditore Roberto Linetti e l'ammiraglio Piero Pellizzari. Musolino nel novembre 2017 aveva sostenuto la tesi poi passata al Comitatone con l'ok dell'allora ministro Graziano Delrio, di Zaia e di Brugnaro: Marghera per le grandi navi e il Vittorio Emanuele per le medie. Soluzione su cui ieri ha confermato il suo appoggio un altro membro del governo, il ministro del Turismo Gian Marco Centinaio, leghista. «A noi piaceva, ma il ministro Toninelli non lo vedo molto d'accordo - ha detto - Aspettiamo la sua proposta per dire se siamo d'accordo o meno». Centinaio ha però chiarito la sua posizione: «Non possiamo pensare di far sbarcare i turisti troppo lontano, anche perché sappiamo tutti benissimo che l'accesso all'Adriatico da parte delle navi da crociera c'è solo ed esclusivamente perché si viene a Venezia - ha concluso - Sposo quindi assolutamente il progetto Vittorio Emanuele».