La presidente di Confcultura: e poi con quali forze il governo gestirà tutto da Roma? A botta calda Patrizia Asproni, presidente del Museo Marino Marini e da sempre attenta osservatrice delle politiche culturali del Paese oltre che presidente di Confcultura sentita la volontà del ministro Alberto Bonisoli di eliminare i Consigli di amministrazione dei musei autonomi già a partire dal prossimo gennaio commenta secca: «Ma non capisco allora come intende mantenere l'autonomia». Poi scende con noi nell'analisi di quanto trapela dalle prime indiscrezioni sul testo della riforma alla riforma Franceschini. Il ministro Bonisoli, nella riforma che presenterà entro fine ne giugno, sembra voler azzerare alcuni principi cardine della riforma Franceschini, uno per tutti i Cda autonomi dei musei, riportando tutto a Roma. Che ne pensa? «Penso che bisognerà leggere bene il testo per capire cosa e dove cambia, però mi pare che i consigli di amministrazione azzerati in favore di una centralizzazione delle scelte sia una botta all'autonomia». Ma lei come l'ha giudicata finora questa autonomia dei musei? «Incompleta, quella di Franceschini mi sembra una riforma fatta a metà. Si parla di autonomia, cosa auspicabile, ma poi nei fatti in questi anni i direttori dei musei non sono stati pienamente autonomi». Perché? «Le ragioni sono tante: ma io comincerei dalla più importante. Il fatto che a loro non è possibile intervenire sul personale. E io mi chiedo ma se lo sono chiesti in questi anni anche loro come si fa a gestire in autonomia una istituzione culturale se non puoi assumere il collaboratore più adatto, a tuo parere, a ricoprire proprio quel ruolo e non quell'altro? Non esiste autonomia senza autonoma gestione delle risorse umane». Quindi lei ritiene che l'autonomia piuttosto che essere ridotta andrebbe favorita e implementata. Cosa mancava alla riforma Franceschini, oltre il tema delle risorse umane, per funzionare? «Tante cose: per esempio mi pare che non si sarebbe dovuto ipotizzare per tutti i musei autonomi un sistema di governance uguale, come è adesso. Ogni museo ha sue esigenze. Ci sono quelli più legati al territorio e quelli più legati al sistema Paese, ci sono quelli che magari avrebbero bisogno di essere gestiti da fondazioni e altri da trust, bisognava avere il coraggio di andare fino in fondo. Anche nella scelta dei direttori». In che senso? «Quando fu fatta la call per i 22 direttori autonomi la cosa fece piuttosto scalpore. Ogni museo aveva e ha bisogno di un profilo differente. Che senso ha fare una chiamata con criteri uniformi? Chi va a dirigere gli Uffizi, con la visibilità che ha, deve avere delle qualità diverse da chi va a dirigere un museo differente e magari più piccolo. E secondo me deve essere pagato in maniera diversa, commisurata alle sue responsabilità e ai suoi incarichi». Quindi tutto da bocciare? «No. Però ci si è dovuti confrontare con esigenze diverse. Penso alla decisione degli Uffizi di tendere la mano al Museo Archeologico (col biglietto degli Uffizi pensato per consentire l'ingresso gratuito al Museo Archeologico Nazionale di Firenze fino ai 5 giorni successivi dalla data del suo utilizzo ndr.). È stato un espediente reso possibile dall'autonomia ma che ha messo in luce il fatto che i vari musei hanno esigenze diverse». Altre cose positive sulla riforma? «A mio avviso Franceschini ha fatto un ottimo lavoro di comunicazione, in Italia e all'estero. La gente del nostro Paese, per la gran parte conosceva poco o niente il nostro patrimonio che, anche grazie alla riforma dell'autonomia, ha cominciato a essere conosciuto e raccontato capillarmente. Questo è un fatto molto positivo. Solo che bisognava e si poteva fare di più». Ma adesso invece di premere sull'acceleratore dell'autonomia sembra che si faccia un passo indietro... «Va capito bene: le riforme non si possono fare senza pensare a come poi si dovranno e potranno applicare. Prendiamo per esempio l'annuncio che ha fatto il ministro in merito all'abolizione dei Cda. Premesso che non so come vuole attuarla questa soppressione, e non so da chi sarebbero sostituiti, mi chiedo questo: se, per esempio, per approvare e valutare i bilanci le competenze torneranno a Roma, ci saranno al Mibact tutte le figure competenti per ottemperare a questi obblighi? A mia memoria i membri dei Consigli di amministrazione prestano il loro servizio gratuitamente, ma se scompariranno il ministero si dovrà fornire di personale, retribuito, che faccia il loro lavoro. Sono considerazioni a caldo. Andrà letto il testo. Cosa che io non ho fatto. Aspettiamo e riparliamone».
Corriere della Sera
12 Giugno 2019
Patrizia Asproni: Errore, serve più libertà non meno. Ogni museo ha un'esigenza diversa
C.
C.D.
Corriere della Sera
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