Difficile ridurre il numero entro l'anno, ridotta la velocità. Obbligo di tre rimorchiatori VENEZIA. Una riduzione della velocità da 6 a 5 nodi nel tratto del canale della Giudecca e del bacino di San Marco. Più rimorchiatori, tre invece di due, per le navi di stazza maggiore, anche se deve essere valutata pure la potenza del singolo mezzo usato. E infine più distanza tra le navi in partenza e arrivo. Sono queste le prime misure urgenti per aumentare la sicurezza della navigazione dopo l'incidente di 10 giorni fa.VENEZIA. Una riduzione della velocità da 6 a 5 nodi nel tratto del canale della Giudecca e del bacino di San Marco. Più rimorchiatori, tre invece di due, per le navi di stazza maggiore, anche se deve essere valutata pure la potenza del singolo mezzo usato. E infine più distanza tra le navi in partenza e arrivo. Sono queste le prime misure urgenti per aumentare la sicurezza della navigazione dopo l'incidente di dieci giorni fa, quando alle otto e mezza di mattina la Msc Opera ha perso il controllo e si è schiantata contro la banchina di San Basilio e contro il battello fluviale River Countess. A «partorirle» è stato il tavolo di lavoro presso la Capitaneria di Porto di Venezia, che si è riunito ieri come aveva chiesto il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e che presto le metterà nero su bianco in un'ordinanza, anche se da qualche giorno sono già «consigliate». Un primo passo, sicuramente, che però non va a intaccare né il numero, né la dimensione dei «grattacieli del mare» che oggi entrano in laguna per dirigersi alla Marittima. E probabilmente non è quello che si aspettavano gli 8 mila che sabato pomeriggio hanno manifestato per dire «no» alle crociere in laguna. L'input da Roma è stato quello di partire con dei primi provvedimenti e di valutare gli effetti, con la possibilità poi di aggiustare il tiro. Anche alla luce di quello che emergerà dall'inchiesta penale della procura di Venezia sull'incidente, che è appena iniziata. Negli uffici dell'autorità marittima si sono riuniti anche rappresentanti dell'Autorità di sistema portuale, del Provveditorato alle opere pubbliche, del Comune di Venezia, dell'Arpav, della Soprintendenza e della Corporazione dei piloti (che in coppia, ogni volta che entra una nave in laguna, affiancano il comandante). «I partecipanti hanno confermato l'adeguatezza delle disposizioni in vigore - dice una nota - per poi procedere a valutare l'implementazione immediata di specifiche misure di sicurezza della navigazione, per abbattere le probabilità che un evento di quel genere si ripeta». Lo stesso comunicato però traccia anche la strada del futuro, che peraltro c'era già nell'ordinanza che un anno fa aveva introdotto un algoritmo (basato sul cosiddetto «modulo d'armamento», che per gran parte ricalca la dimensione) che definiva quali navi potevano entrare e quali no: la formula avrebbe dovuto essere sempre più stringente di anno in anno e infatti nella nota si parla di una «progressiva rimodulazione dei valori limite di accessibilità» dalla bocca di porto del Lido, quella che poi porta le navi davanti al bacino di San Marco e al canale della Giudecca. Questo è quello che si può fare subito. Sul lungo periodo c'è invece un acceso dibattito e lunedì si è tenuto a Roma il secondo incontro tecnico tra Mit, Capitaneria, Porto e Provveditorato sulle ipotetiche nuove location del terminal. La soluzione trovata da Porto, Regione e Comune nel Comitatone del 2017 era che le navi grandi si fermassero a Marghera e le medie continuassero ad arrivare in Marittima attraverso il canale Vittorio Emanuele. Ma il ministro Toninelli, come ha ribadito nell'intervista al Corriere del Veneto , non ne vuole sapere di crociere in zona industriale e punta su Chioggia. Peccato però che la stessa Autorità di sistema portuale di Venezia, incaricata di preparare delle schede tecniche, abbia restituito un quadro non proprio esaltante dell'opzione: sei anni e mezzo di lavori, sei milioni di metri cubi di fanghi da scavare (la laguna sud è molto interrata), 232 milioni di euro per il terminal, ma un miliardo per sistemare i «collegamenti ferroviari e stradali carenti», visto che non è pensabile trasferire i crocieristi con decine di autobus lungo la Romea. Per non parlare del nodo del deposito di Gpl, quasi terminato proprio dove andrebbe il nuovo terminal. Problemi anche per le altre due ipotesi al vaglio: San Nicolò e Malamocco. Nel frattempo i consulenti dei pm Giorgio Gava e Andrea Petroni e dei sette indagati il comandante, il responsabile di terra e il capo macchinista di Msc, i due piloti del porto che erano a bordo e i due alla guida dei rimorchiatori anche ieri, come lunedì, hanno passato l'intera giornata sulla Msc Opera, dove stanno estraendo i dati della «scatola nera» e verificando i moduli elettrici: lì sarebbe stato il blackout che ha fatto perdere la rotta della nave. I lavori dovrebbero terminare oggi e solo allora la procura dissequestrerà la nave, dopo che Msc ha già cancellato due crociere
Corriere della Sera
12 Giugno 2019
Venezia. Le grandi navi restano, ma più lente
AL
Alberto Zorzi
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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