Hanno scoperto per caso, rovistando in soffitta, reperti archeologici risalenti all'epoca romana, molto probabilmente raccolti negli anni da un congiunto scomparso nella campagna di Fornovo. Centinaia di frammenti di ceramica risalenti all'epoca romana, ma anche anelli in ferro e bronzo, punte di freccia e lame in selce preistoriche. È un piccolo tesoro archeologico quello consegnato nelle mani dell'associazione Civiltà contadina nei giorni scorsi. Un tesoretto conservato per molti anni in una soffitta di Fornovo San Giovanni e riscoperto di recente per caso. Fornovo all'epoca romana era considerato un importante vicus sulle vie dei commerci che attraversavano la Pianura padana, poi ospitò un insediamento alemanno e negli anni recenti, con gli scavi per Brebemi e Tav, è venuta alla luce anche una necropoli longobarda. Proprio alcuni dei reperti rinvenuti durante la realizzazione delle infrastrutture sono andati a comporre il nucleo del «Mago», il Museo archeologico delle grandi opere, ospitato nel castello di Pagazzano dove si svolge l'attività dell'associazione Civiltà contadina. «Proprio per la presenza del museo spiega il presidente Fulvio Pagani sono stato contattato da una famiglia di Fornovo che ripulendo la soffitta ha trovato queste scatole di reperti. A raccoglierli negli anni passati, setacciando la campagna, un loro congiunto ormai scomparso. La famiglia ha deciso di farcene dono ma appena ho visto di cosa si trattava ho passato la palla alla Soprintendenza di Brescia. «Per ora è stata effettuata una verifica preliminare spiega l'archeologa Stefania Di Francesco sono frammenti per lo più di epoca romana ed è possibile che possano essere stati rinvenuti a Fornovo dove i ritrovamenti nel passato sono stati numerosi». Dal Comune di Pagazzano arriva però la proposta che i reperti tornino al Mago. «Lidia Villa è il tecnico comunale che segue il museo e il castello precisa Pagani e ha elaborato un progetto per realizzare un laboratorio archeologico. Nella pratica studenti universitari sotto la guida di un docente potrebbero catalogare e provare a riassemblare i frammenti».