Montanari, Herling, De Lucia e diversi comitati si oppongono al progetto nelle cave di Capodimonte Napoli. Uno dei luoghi più suggestivi della Napoli «porosa» è la parte sotterranea composta dalla trama fitta delle cave di tufo. Un reticolo di ampie grotte che percorre le viscere di Capodimonte e della Sanità. Per il gruppo di intellettuali avvezzi a scendere in campo in difesa del patrimonio storico artistico della città quelle cave non devono essere utilizzate per realizzare 60 mila metri quadrati di parcheggi. Il nuovo appello della società civile porta le firme di Tomaso Montanari, Marta Herling, Vezio De Lucia tra gli altri, nonché quelle di varie associazioni, da Italia Nostra a Santa Fede Liberata, passando per il Wwf. Un nuovo fronte si è aperto, dopo la battaglia contro le griglie al Plebiscito. Ma qual è stavolta, più nel dettaglio, la pietra dello scandalo? Il megaparcheggio e anche l'ipotesi di tre nuovi svincoli della Tangenziale. «La III Municipalità, d'intesa con il Comune e Tangenziale di Napoli, investe 500 mila euro in uno studio di fattibilità per costruire tre nuovi svincoli della tangenziale e per realizzare 60 mila metri quadrati di parcheggi nelle cave di tufo di Capodimonte» spiegano i promotori dell'appello. Proseguendo poi: «Escludiamo che nel 2019, in piena crisi climatica, un progetto del genere possa essere ritenuto coerente con un modello di sviluppo sostenibile dei trasporti urbani. Numerosi studi dimostrano che l'aumento dei nodi di una strada a scorrimento veloce non decongestiona, bensì congestiona il traffico, e che il potenziamento delle infrastrutture per il trasporto privato non distribuisce i flussi, ma al contrario ne aumenta la portata. La costruzione dei piloni di sostegno delle rampe, inoltre, avrebbe un impatto ambientale devastante sull'area verde interessata dal progetto, vincolata sia dal Piano Regolatore sia dal Parco Metropolitano delle Colline di Napoli. Un intervento simile, dunque, sarebbe in contrasto con le normative vigenti». Altro punto dolente, quello delle cave. «Una proposta che avviene in assenza degli specifici strumenti di pianificazione di cui Napoli è priva perché non elaborati o scaduti: il Put, Piano urbano del traffico, è scaduto nel 2006; del Pop, Piano urbano parcheggi, del 2005, e del Pums, Piano urbano della mobilità sostenibile, esistono dal 2016 soltanto le linee guida. A ciò si aggiunga che nel Piano Regolatore di Napoli è prevista la realizzazione della linea 9 nota come "Metropolitana dei due Musei" che potrebbe collegare facilmente la stazione Museo di piazza Cavour (linea 1) con il Museo Nazionale di Capodimonte e la stazione dei Colli Aminei (linea 1), dove peraltro esiste già un parcheggio di interscambio, riducendo il traffico veicolare della zona». Già negli anni '70 venne proposto un progetto analogo, combattuto dalle associazioni ambientaliste poiché minacciava il polmone verde di Capodimonte. Napoli, conclude l'appello, guarda indietro invece di guardare avanti, mentre Parigi ha appena acquistato 800 autobus elettrici e Amsterdam ha adottato un «Piano di azione per l'aria pulita».