Gentile Schiavi, improvvisamente Curia e Palazzo Marino si sono accorti che in piazza Duomo qualcosa non va. Invece di fare subito la cosa più semplice, e cioè lasciare che sia una piazza (appunto) del Duomo e inibire ammassamenti scioperaioli, concerti e concertoni, partenze e arrivi di maratone, sfilate e assembramenti ludici vari, hanno pensato di cominciare a spendere i soldi per «riqualificarla», ad opera di architetti che hanno per principale scopo la gloria imperitura di se stessi e del proprio portafoglio. La piazza deve essere vuota e priva di pagliacciate vegetali. Vuota e contornata dai suoi monumenti architettonici già esistenti. Vanno invece riviste piazza Diaz e piazza Fontana che sono due aree scombiccherate prive di «forma» e di «utilità pubblica». Fino a un po' di anni orsono esisteva a Milano un'unica stazione dei pullman degna di questo nome. Era a Porta Lodovica. L'ha spazzata via la Bocconi, che ha costruito in via Roentgen un magnifico ammasso di pietroni che c'entrano come i cavoli a merenda con gli edifici vicini. Ma tutti lo lodano, con l'eccezione del sottoscritto. Il fatto di 130 ingressi giornalieri di pullman nell'Area C è serio e non si risolve con una battuta. Forse è il momento di pensare ad una soluzione organica, legata al continuo aumento del flusso turistico che impingua moltissimi esercizi, ma manda sempre più in crisi il traffico e «rompe» all'altro milione di cittadini che non cavano alcun beneficio da tale invasione. Costoro (il milione) vanno altrove a «rompere» e a riversare il loro denaro per spassarsela. Ma io confido nelle magnifiche sorti e progressive perché abbiamo un Palazzo Marino e anche una Curia illuminati. Oltre al presidente Sangalli. Sandro Gerli Gentile Gerli, ogni tanto fa bene parlare di piazza del Duomo, per difenderne la bellezza e il decoro. Ma bisogna anche ammettere gli scempi passati, i vasconi, le piantumazioni di ortaggi, la sciatteria delle baracche intorno alla cattedrale, come l'utilizzo del suolo pubblico per fare cassa. Il fermento di Milano accelera l'esigenza di trovare soluzioni meno invasive in centro storico, con meno traffico e più pedonalizzazioni. Giangiacomo Schiavi