Zaia: «I no alle infrastrutture uccidono l'economia» Presidente, possiamo iniziare con una domanda secca? «Sentiamo» Il titolare del Mit, ministro alle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, è in rotta di collisione con il Veneto e ora si parla di rimpasto. Va rimosso? «Tocca darle una risposta articolata: lo dico con rammarico, nei 5S c'è sempre un'insinuazione di fondo "dove c'è una carriola c'è un ladro". Davvero si ruba sempre sugli appalti? I ladri rubano anche l'elemosina in chiesa ma allora l'assioma è chi chiunque vada in chiesa rubi dalla cassetta dell'elemosina? Il problema da risolvere è uno solo: lo stile di Toninelli è poco governativo. Il ministro delle Infrastrutture non può porsi come controparte delle istituzioni che realizzano le opere perché così non andiamo da nessuna parte. I rimpasti non mi riguardano. Sarebbe un'ingerenza da parte mia. Ma è anche vero che, se non il ministro, la musica deve cambiare. Il Mit non è un ministero come un altro». Vale a dire? «Il Mit è nevralgico. Non solo per i servizi ai cittadini e i risvolti ambientali. Che la committenza pubblica, in alcuni cicli economici, sia fondamentale per il rilancio è un assioma. Prenda la Pedemontana» Un cantiere da 2,5 miliardi, il peso economico c'è lei dice «Certo che c'è. E non si può abbandonare un'opera di quel valore che impiega 1860 persone e più di 1000 mezzi. Dibattiamo spesso di crisi aziendali ma nessuno pensa che la prima industria che abbiamo è un'opera infrastrutturale. I 5S devono capire che quando si governa, certo, si porta la propria sensibilità, ma le opere vanno fatte. Non si può dire solo "no". Ecco, sulla Pedemontana, i 5S veneti hanno saputo modificare la loro posizione ed è apprezzabile. Toninelli invece sulla superstrada non ha detto una parola». Il ministro ha annunciato che sarà in laguna la prossima settimana per valutare le soluzioni al problema delle grandi navi. Pare non preveda di incontrare né lei né il sindaco Brugnaro «Siamo in un paese libero, per carità. Detto questo, Toninelli viene a Venezia dopo l'incidente della Msc Opera. A botta calda ha annunciato di avere una soluzione pronta. Ora viene a vedere più soluzioni. Non capisco, c'è o non c'è una soluzione pronta? Che poi, se pensa che siamo un branco di lazzaroni innamorati di una soluzione al problema, si sbaglia. Né io né il sindaco lo siamo. Serve chiarezza: nel 2017 il Comitatone è stato concorde, Mit compreso, sull'individuare la via del Vittorio Emanuele. Ora, dopo un anno da ministro, e dopo l'incidente, Toninelli ci sta dicendo che vuole cambiare tutto. Se le crociere devono andar via da Venezia lo dica subito». Le polemiche su Venezia sono state la fatidica goccia per lei? «Umanamente ho tentato di costruire un corretto rapporto istituzionale con il ministro. Del resto ho lavorato bene con tutti i suoi predecessori, incluso Delrio. E all'epoca la Lega era all'opposizione. Qui, invece, c'è un ministro che mi dà dello scansafatiche e dice che non sono andato alle riunioni su VeneziaNon mi faccia parlare» Parliamone invece «Ne ha fatte sei di cui una sola sulle grandi navi ben descritta dal mio assessore Elisa De Berti. Definiamola, con un eufemismo, una riunione interlocutoria e poco significativa. Non è ammissibile che un ministro anziché intrattenere rapporti istituzionali corretti decida di screditare un governatore». Come si esce dal pasticcio sulle Grandi Navi? «Se Toninelli avesse detto: "C'è il progetto del Comitatone, cerchiamo di fare sintesi insieme alle istituzioni del territorio sulla Babele di idee in campo" avrebbe fatto un figurone. Invece ha deciso di attaccare me. Si riconosce lo stesso schema del dopo tragedia sul ponte Morandi: cercare subito un nemico. Ma qui non c'è un concessionario da incolpare» La Tav veneta è sostanzialmente al palo anche se non c'è nessun blocco formale. Come si spiega? «È tutto fermo ed è chiaro che lo sia per volontà del ministro e del partito che rappresenta. Non possiamo più andare avanti con una gestione politica e minoritaria delle opere pubbliche» Quindi è ora di cambiare ministro? «A me spiace vestire i panni di Catone il censore ma con lui le ho tentate tutte e gli dico che è anacronistico pensare di non averlo a fianco sulle opere pubbliche, è fuori dal mondo. Infine, non perdonerò mai la linea 5S per cui sulle grandi opere si ruba a prescindere. Mi sa di Vietcong a guerra finita».