Il Café de Paris è un monumento all'incuria. A secco da anni la storica «Fontanina del Cane» cara a Liz Taylor. Increduli i turisti russi e indiani: «È davvero questa la strada di Fellini?» Se c'è una strada che più di tutte è l'emblema di quello che abbiamo voluto raccontare nelle pagine domenicali «C'era una volta Roma» questa è via Veneto. Che è stata un brand romano dal passato sfavillante e ora vive un presente opaco. Indefinito. Certo gli alberghi super restano, i turisti passeggiano, i doorman, di colore o orientali, vestiti in livrea o con la tuba, sempre gentilissimi, danno un'impressione di lusso. E di cura. Una sensazione piacevole che si perde appena si gira l'angolo o si abbassa lo sguardo verso un'aiuola, anche quelle davanti ai grandi alberghi. Una targa, dedicata a Federico Fellini all'inizio della strada vicino la porta d'ingresso, ricorda ai visitatori a chi deve la sua celebrità. Ma i memento al regista della «Dolce Vita», lungo la via che collega Porta Pinciana a piazza Barberini, sono parecchi. Il Café de Paris è un monumento all'abbandono, il suo passato sfavillante è nascosto sotto polvere. Le porte sono serrate, una sporcizia antica rende scuri i vetri, ma si riesce a sbirciare. E a vedere qualcosa. Gli arredi ancora esistono e si stanno sbriciolando sotto l'abbandono. Ma conservano ancora una sobria bellezza. Sulle vetrine esterne ci sono foto semi accartocciate di «celebrities» di decenni e secoli diversi, personaggi che hanno trascorso notti epiche in questo bar. Ma le immagini hanno perso colore, virano tutte ad un giallo malato. Così Michelle Hunziker sembra una diva degli anni '50. Anche il locale accanto e quello dopo vivono la stessa sorte: ma qui mani pietose hanno coperto con teli in plastica la visuale interna rendendo ancora più triste questo pezzo di passeggiata. Il marciapiede da questo lato è comunque pulito. «La nostra strada è dismessa - racconta Pietro, barista della pasticceria Lotti, ideatore del Caffè Casablanca - solo negli ultimi vent'anni la metà dei negozi è stata chiusa. La strada in pratica campa di ricordi». I turisti stranieri, perlopiù russi e nutriti gruppi di famiglie indiane, camminano per la via con uno sguardo lievemente sorpreso. Si siedono ai tavolini dei bar, consumano cocktail costosi, ma un lieve interrogativo traspare dai loro occhi: «Questa è davvero via Veneto?». La tettoia originale, in ferro e vetro, «Belle epoque» del Regina Hotel Baglioni ristora la vista da restauri moderni e leggermente fuori contesto. Subito dopo la curva dove la strada si piega a gomito, accanto al Grand Hote Palace (un tempo hotel Ambasciatori) resiste la storica «Fontanina del Cane», un piccolo gioiello nascosto che era accanto al bar Ambasciatori. La volle lì Charlie, il barman che nel 1940 aveva due grossi cani, la sua passione: nel marmo c'è il nome del locale ABC e la faccia dell'animale. La leggenda racconta che molti attrici, tra cui Liz Taylor, preferivano alloggiare proprio vicino alla Fontana per i loro amici a quattro zampe. Altri due cani stilizzati, rosa e azzurrino, decorano l'ingresso della sala meeting che era l'antico ingresso dell'hotel, da dove uscivano ed entrano cuccioli e padroni. La fontana è stata chiusa, un tubo di plastica con un rubinetto ricorda che potrebbe tornare a funzionare. Potrebbe. Lo scrittore Enzo Siciliano quando aveva bisogno di pace si rifugiava in via Sardegna nella ultracentenaria pasticceria Lotti. Ogni tanto anche Fellini passava, come tanti altri. Un locale di tradizione che grazie a Paola e Luigina è riuscito a rimanere uguale a se stesso, senza subire la seduzione della modernità. Si vedono dolci antichi, il personale è gentile, ci sono arredi confortevoli e Luigina sorride sempre e dialoga con garbo e dolcezza con gli avventori. Noti e non. «Siamo qui da sempre - racconta la titolare -, siamo rimasti gli stessi, ovvero rispettosi dell'accoglienza, mentre il mondo intorno a noi cambiava. Io non riconosco più via Veneto, eppure qui sono nata e qui ho sempre vissuto. A volte preferisco lavorare davvero tutto il giorno e tornare a casa. Senza sbirciare cosa accade qualche metro più in là». Sopra il bancone del bar, sopra le tazze gelato (d'epoca), c'è un quadro dell'artista Maurizio Casadei. Su una parete laterale, di fronte alle foto delle tre generazioni della famiglia Lotti e dei loro pasticcieri, un ricordo: una specie di collage di schizzi lasciato da Fellini. In alto, sopra a tutto, nascosto.