Un comitato per gestire piazza Duomo. Un «governo condiviso per renderla davvero l'agorà di Milano». È la proposta di monsignor Gianantonio Borgonovo, arciprete del Duomo. A suscitare la riflessione, le diverse manifestazioni che hanno invaso la piazza negli ultimi mesi «Un comitato di gestione per piazza Duomo. Un governo condiviso per renderla davvero l'agorà di Milano». Monsignor Gianantonio Borgonovo è l'arciprete del Duomo, cioè il responsabile ecclesiastico della cattedrale. Teologo, presbitero, esegeta, autore di moltissimi saggi, dal suo punto di osservazione ha uno sguardo molto particolare sulla piazza simbolo della città. E non soltanto sul sagrato «alto», cioè quello al di sopra dei cinque gradini che conducono alle porte del Duomo, di diretta competenza della chiesa, ma anche su quanto avviene tra l'Arengario e la Galleria. Dal suo ufficio accanto alla cattedrale e a volte anche dall'interno del Duomo deserto e silenzioso negli ultimi mesi ha assistito a una densa sequenza di appuntamenti che hanno interessato la piazza: dall'installazione della provocatoria «Maestà soffrente» in occasione della settimana del design al concerto di Radio Italia, dal raduno degli alpini al comizio di Matteo Salvini, dopo Stramilano, maratona altre, corse, manifestazioni, balletti e appuntamenti musicali. Monsignor Borgonovo, il calendario di eventi che occupano il sagrato crea sofferenza per il Duomo? «Di sicuro posso dirle di aver constatato di persona cosa succede all'interno della chiesa durante i concerti rock». Cioè cosa? «Le vetrate tintinnano. Non rischiano di cadere, anche perché sono controllatissime, però si muovono. E lo stesso accade alle guglie, per effetto delle vibrazioni prodotte da decine di migliaia di persone che saltano». Significa che certe manifestazioni non dovrebbero avvenire lì? «Significa, a mio giudizio, che occorrerebbe un governo dedicato alla piazza per valutare quale possa essere il modo migliore per valorizzarla e custodirla, al di là della divisione delle competenze tra Comune e Curia». E come immagina questo «governo» di piazza Duomo? «Non progetti nel cassetto, ma soltanto riflessioni maturate nel tempo, proprio osservando quanto sta avvenendo qui fuori. Mi chiedo se non possa essere utile un comitato, una sorta di giunta di gestione partecipato anche dai commercianti, da una rappresentanza dei grandi magazzini, da chi popola la Galleria, oltre all'amministrazione e alla chiesa». Ma su cosa dovrebbe decidere? «Su tutto ciò che potrebbe rendere questa bellissima piazza una vera agorà, un luogo di incontro per la città, un posto dove stare, tutelandone il primo inquilino, cioè il Duomo stesso. Per esempio potrebbe essere la sede in cui valutare se al posto degli alberi piantanti estemporaneamente non si possa immaginare un giardino, magari con un piccolo teatro». Sono decisioni che spettano al Comune. Vi sono state divergenze? «Sì, come è normale che avvenga in qualche caso, ma il punto è che tutto questo non può essere scaricato sulle spalle di un assessore comunale, dovrebbe essere responsabilità condivisa: concedere la piazza a chi la merita. E un comitato partecipato avrebbe il vantaggio di poter dire dei no. Perché non sarebbe più una scelta solo dell'amministrazione o della chiesa». Non c'è il rischio che la piazza diventi un luogo per pochi? In fondo i concerti portano in Duomo i ragazzi dalle periferie. «Al contrario, io mi chiedo se sia giusto proporre a queste persone il cuore della città nel suo volto peggiore? No, io sono convinto che la piazza abbia bisogno di idee di grande respiro per vivere nel tempo da anima della città». E un comitato di gestione è lo strumento giusto? «Gian Galeazzo Visconti ha dato a Milano il Duomo e ha dato al Duomo la Veneranda fabbrica, che da allora si occupa a tempo pieno esclusivamente di custodirne l'integrità e la bellezza. È stata un'idea lungimirante. Ora proviamo a estendere questo modello anche alla piazza che lo ospita da sette secoli».