Progetti alternativi lunghi e onerosi, allo studio soluzioni tampone Il Mit vuole stringere i criteri dell'ordinanza che regola i passaggi L'ipotesi di un porto e di un percorso alternativo per spostare le grandi navi da San Marco, qualunque esso sia, prevede da 5 a 10 anni di lavoro. Nell'attesa il Mit vuole comunque fare qualcosa e ora chiede a Venezia di restringere i criteri che regolano i passaggi delle grandi navi. E per questo vuole un gruppo di lavoro. Per il prefetto già oggi si potrebbero spostare 50 navi sul canale Vittorio Emanuele. VENEZIA. Dove andranno in futuro le navi da crociera, ancora non si sa. San Nicolò e Chioggia in questo momento sono in pole position al ministero delle Infrastrutture. Poi ci sono Marghera, sostenuta da Regione, Comune e Porto, o gli altri progetti alla bocca di Lido: da quello di Cesare De Piccoli e Duferco (sul lato Treporti) a quello proposto da un team di professori all'isola nuova del Mose. «Decideremo entro giugno», ha ribadito ieri il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, ma qualsiasi progetto venga scelto ci vorranno anni. Il problema dopo l'incidente di domenica della Msc Opera è il presente. Come togliere le enormi navi dal canale della Giudecca e dal bacino di San Marco? Una strada l'ha tracciata domenica pomeriggio, poche ore dopo la paura, il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. «Si rende necessario intervenire con misure urgenti», era scritto nel documento finale, che chiedeva di mantenere la centralità dell'attuale Marittima «prevedendo anche l'adeguamento del canale Vittorio Emanuele». Cioè lo scavo del tratto tra Marghera a Venezia, interrato da anni. Intanto già da subito una cinquantina di navi potrebbero essere spostate lì. Ma ieri sera il ministero guidato da Danilo Toninelli ha alzato ancora di più l'asticella: «L'iter tecnico-amministrativo per vagliare le ipotesi progettuali di delocalizzazione, così come per rendere immediatamente praticabili vie di navigazione alternative (il Vittorio Emanuele, ndr ), comportano tempistiche incompatibili con l'urgente necessità di mitigare ulteriormente i rischi». Ed è per questo che il ministero, in una lettera inviata ieri sera all'Autorità portuale, al Provveditorato, ma soprattutto alla Capitaneria di Porto, ha chiesto di riattivare il gruppo di lavoro che aveva portato, un anno fa, all'algoritmo per limitare l'impatto delle crociere sulla laguna. Si chiede dunque di stringere ancor più le maglie di quella formula, che stabiliva sulla base di fattori legati alle dimensioni quali navi potevano entrare e quali no. Questo però significa che navi programmate per la stagione in corso e la prossima potrebbero diventare improvvisamente «fuorilegge». «Al gruppo di lavoro saranno affidate anche le attività di studio per un approfondimento delle analisi di rischio connesse al transito delle grandi navi nelle acque lagunari», prosegue il Mit. D'altra parte l'ipotesi di «riduzione» delle crociere era già trapelata dall'incontro di lunedì pomeriggio al Mit. Il Vittorio Emanuele non convince Toninelli, che ieri mattina a Radio 24 ha ribadito il suo scetticismo sulle navi da crociera in zona industriale: «Se un motore va in avaria? Immaginate una nave da crociera e una petroliera in un unico canale. Io non sto tranquillo». C'è poi il tema scavi in laguna. «Senza il protocollo fanghi non si potrà fare nulla - incalza il consigliere regionale M5s Jacopo Berti - servirà almeno un anno: altro che soluzioni pronte». E il ministero dell'Ambiente ha fatto capire che per scavare in laguna servirà un passaggio alla commissione Via, con il rischio di una bocciatura. Toninelli si è fatto anche dare i numeri di quante navi potrebbero già passare ora per il canale Vittorio Emanuele, ma sono poche: il 5-10 per cento, cioè meno di 50 su 500, e le più piccole. E di fronte allo scavo avrebbe replicato che i 5 stelle locali non lo vogliono. Di certo la priorità è fare presto. Lo dice anche il prefetto di Venezia Vittorio Zappalorto. «Bisogna mettere un limite temporale al decreto Clini-Passera - dice, riferendosi al provvedimento del 2012, che vietava le grandi navi ma solo in presenza di una via alternativa - Oltre quel termine, le navi non passeranno più e quindi bisogna trovare prima un'alternativa. Nel frattempo la città deve decidere se vuole o no le navi: nel primo caso, bisogna scavare i canali, non c'è altra soluzione». «Il Vittorio Emanuele è la soluzione attuabile più rapida», ribadisce Francesco Galietti, direttore di Clia Italia, il «sindacato» delle compagnie. Dubbi su Marghera li esprimono anche Cgil, Cisl e Uil, mentre la Filctem (i chimici Cgil) dice un secco no: «E' incompatibile con l'industria».
Corriere della Sera
5 Giugno 2019
Grandi navi a Venezia. Crociere ridotte per legge
AL
Alberto Zorzi
Corriere della Sera
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Bene culturale
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