Aldo Aveta Ordinario di restauro architettonico Federico II Caro direttore, di tanto in tanto balza agli onori della cronaca il Progetto Monumentando, nel quale la società che ha vinto l'appalto con il Comune di Napoli non assume le sembianze di un mecenate, di un generoso sponsor, ma piuttosto sembra operare con disinvoltura. In questi giorni sul Corriere del Mezzogiorno sono apparsi, tra gli altri, un articolo di Guido Donatone e un altro di Gaetano Brancaccio. Al primo consiglierei maggiore prudenza quando si parla di restauro architettonico, nonché di non soffermarsi su un dettaglio quanto piuttosto sull'intera attività progettuale, esecutiva, di collaudo e di alta sorveglianza che presenta molte e gravi anomalie. A Brancaccio rispondo che ha perfettamente ragione a contestare l'intera operazione e di continuare su questa strada perché prima o poi i nodi verranno alla luce. Ci siamo già espressi due anni or sono sulla vicenda di Monumentando, chiedendo trasparenza ma l'appello è stato ignorato. Oggi mi chiedo, di fronte alle nuove polemiche che investono i restauri delle Torri Aragonesi, come sia possibile che nella nostra città venga ignorato il parere vincolante della delibera dell'Anac del giugno 2017, nella quale si prescrive che a carico dell'Impresa pubblicitaria vi è il totale consolidamento delle Torri? E ancora come sia possibile che un'operazione che doveva durare tra progetto e lavori 240 giorni, da agosto 2015, sia durata più di quattro anni e oggi le opere incomplete sono sospese? È evidente che il pubblicitario che ha assunto l'appalto con il Comune di Napoli per ricavare il maggior beneficio economico ha fatto durare l'incompiuto restauro oltre ogni limite ragionevole, ammiccando gli automobilisti che percorrono via Marina con seducenti immagini femminili. Poi,è altrettanto palese che lo stesso personaggio deve risparmiare sul costo del progetto e dei lavori, entrambi a suo esclusivo carico. Ora, entrando nel merito del progetto, il primo è davvero virtuale e non si comprende come abbia potuto essere un documento fondamentale per il contratto di appalto. Poi vi è un secondo progetto, più articolato, nel quale si precisa, tra l'altro, che verranno eseguite prove e indagini strutturali per definire le criticità statiche delle Torri. Ottimo! Peccato però che nella tabella comparativa delle somme spese dalla Società il costo di 25 mila euro per tale tipo di indagini si è triplicata giungendo a 75 mila. Questi i contenuti della variante del 1422018. Ma poi che succede? A dicembre 2018 tutto lo staff di tecnici del Comune di Napoli, dal direttore dei lavori, al rup, ed altri, scopre un grave «spanciamento» e sostiene che la Torre Brava si apre «a carciofo». Non commento l'ignoranza palese sulle manifestazioni fessurative che caratterizzano i due diversi tipi di dissesti enunciati. I tecnici comunali sostengono che si è verificato il distacco dei blocchi di rivestimento di piperno dal nucleo interno in muratura di tufo: qualcosa di gravissimo che determina condizioni di pericolo di crollo. Orbene, si scopre tutto ciò dopo che sono stati spesi 75 mila euro di indagini? Né mi risulta che si sia verificato un recente terremoto che abbia potuto scatenare un simile dissesto. Di fronte alla nave che affonda il capitano, ovvero il proprietario Comune di Napoli, fugge a gambe levate, senza inseguire il pubblicitario imponendogli di eseguire i lavori di consolidamento indicati nel patto contrattuale, come confermato dall'Anac e dal Tar della Campania nel 2018. È davvero una storia troppo inverosimile che l'opinione pubblica deve conoscere: non è più ammissibile a Napoli che avvengano simili cose senza che le istituzioni responsabili intervengano per evitare ulteriori danni al patrimonio monumentale.