Ci sono i suggestionabili, vittime inermi dell'eterno conflitto con l'ineluttabile, che pagherebbero qualsiasi cifra per non mettere mai piede in un cimitero. Non solo nell'ultimo tragitto loro: anche da vivi, nel fiore degli anni. Poi la sorprendente novità: solo nella giornata del 2 giugno, in cinquemila spendono la festa dentro al Monumentale. Di sicuro non si può liquidare il fenomeno come una deviazione da necrofili fissati: là dentro, perché lo si sappia in giro, ci sono stili architettonici di tutte le risme, sovrapposti l'uno all'altro in un'unica e insondabile armonia. Per certe giornate particolari arrivano poi artisti che si esibiscono dal vivo in musica e recitazioni, dottorandi che studiano, visitatori comuni che si godono il percorso museale come fossero al Louvre. Certo la tomba di Manzoni attira di suo, come quella di Dante a Ravenna, come quella di Voltaire nel Pantheon parigino. Ma la fila è lì per abbandonarsi anche al comune e al generico, perché la quiete e l'estasi non ancora eterne della visita non hanno prezzo (difatti visita gratuita). Logico, gli itinerari di Milano passano dal Cenacolo e da Brera, ma a quanto pare è il momento di aggiungere con pari dignità anche il poetico vagare nei vicoli dell'aldilà, in senso buono. Passeggiare tra monumenti funebri porta a gustare arte autentica, ma pure a riflettere foscolianamente sulle nostre radici e sulle nostre origini. Senza dimenticare mai, trovandoci in stazione, dove siamo diretti. Senza fretta, con un briciolo di serenità.