Il business vale 280 milioni l'anno: «Vogliono la comodità» Venezia. «Ma lei lo sa quanti milioni di euro portano i crocieristi? Tremila persone che scendono dalle navi, prendono i taxi, riempiono i ristoranti, fanno shopping... E davvero crede che i veneziani rinuncerebbero a tutti questi soldi?». Eccolo, il vero nodo della questione: i schei . Secondo uno studio, i croceristi portano in dono 280 milioni di euro l'anno. E sono dati che risalgono al 2015. Secondo il Touring Club italiano, in dodici mesi le «grandi navi» trasportano circa un milione e mezzo di passeggeri «toccando» Venezia quasi 500 volte. Se a questo si aggiunge che, negli ultimi 40 anni, il numero di presenze è aumentato del 250 per cento, portando a una proporzione di 45 «forestieri» per ogni abitante, si capisce quanto il turismo sia ormai entrato nel Dna della città lagunare. Il dibattito «grandi navi sì», «grandi navi no», rischia quindi di ridursi a un esercizio inutile, se prima non ci si chiede se i veneziani sarebbero davvero disposti a sopportare i rischi di un cambio radicale nella gestione delle crociere. Perché di questo si tratterebbe, secondo il fronte del «tutto rimanga com'è». Il russo Alexander Smirnov fa il cantante sulla Le Ponant, una nave di super lusso che in queste ore è attraccata alla Marittima. «In alta stagione - spiega - ogni passeggero arriva a pagare 1.250 euro al giorno. In cambio, però, ha champagne e caviale, tre camerieri a disposizione e, quando si arriva qui, anche la possibilità di ammirare piazza San Marco dal mare. È uno spettacolo impagabile, a cui nessuno vuole rinunciare». Smirnov dice che, senza il passaggio di fronte a Palazzo Ducale, molti turisti andrebbero altrove: «Marghera è brutta, fa passare la voglia di scendere dalla nave. Senza contare quanto complicato sarebbe spostare migliaia di persone da una parte all'altra della laguna». Più o meno allo stesso modo la pensa anche Antonino Di Leva, che lavora come carpentiere proprio sulla Msc Opera protagonista dell'incidente: «I crocieristi portano molti soldi a questa città. E sono disposti a farlo anche perché, quando la nave arriva nel canale della Giudecca, si ritrovano davanti uno scenario unico e meraviglioso». E Suresh Sivasubram, chef asiatico su una grande nave, la mette sul piano del confort: «La gente vuole viaggiare comoda, l'accesso a Venezia deve essere facile altrimenti c'è il rischio che i turisti scelgano altre destinazioni». A dargli ragione è Rayco Perez, uno spagnolo in viaggio con la fidanzata: «Da qui, in pochi minuti si arriva in città. Se ho a disposizione soltanto una giornata prima che la crociera riprenda la navigazione, non posso perdere più di un'ora per raggiungere San Marco. Piuttosto ci rinuncio». Non tutti, però, la vedono così. Kristin Feldmann passeggia per San Basilio, a cento metri dal luogo dell'incidente e dove ancora è ormeggiata la River Countess, che mostra i danni rimediati nello schianto contro la Msc Opera. Con Kristin c'è il fidanzato, Luca Fabbro, di origini italiane «anche se viviamo a Trier, una delle città più antiche della Germania, che conserva molte strutture di epoca Romana. Per questo capiamo quanto sia essere delicata Venezia. Se per salvarla occorre pagare un ticket d'ingresso o spostare il transito delle navi, il governo italiano dovrebbe farlo immediatamente. Senza contare che, togliendo questi giganti, la città sembrerebbe più genuina e meno un parco divertimenti». Lo dice anche Milva Meyer, pure lei tedesca: «Piuttosto di mettere a rischio tanta bellezza, rinuncio alle crociere e ci vengo in treno» Roberto Vianello di lavoro trasporta i turisti. Lui, all'idea di indirizzare le navi verso Marghera crede poco: «Ci vorrebbero anni per costruire le opere e le infrastrutture necessarie. E se poi i turisti calano? Questi portano tanti-tanti-tanti soldi, anche nelle tasche di chi poi si lamenta». Alle sue spalle si intravede lo scafo sfasciato della River Countess. Sul ponte c'è il capitano che, quasi a voler rispettare l'iconografia tradizionale, passeggia fumando la pipa. Al suo fianco, il comandante in seconda, che spiega: «Stiamo bene, per fortuna. Ma qui è tutto sotto sequestro...». Il gigante che li ha travolti è fermo al terminal Marittima. Lì dove si stanno dirigendo due amiche milanesi, Lucia Tortorelli e Diana Basilico. «Dovevamo imbarcarci proprio sulla Msc, per una settimana. Ma a questo punto siamo preoccupate dall'idea che possa accadere un altro incidente...». Per loro non farebbe alcuna differenza partire da lì o da Marghera. «Venezia è delicata. Se per prendersene cura occorre attraccare altrove, non vediamo perché non si dovrebbe fare». E i soldi? «Ci sono cose più importanti...».
Corriere della Sera
4 Giugno 2019
✓ Entità verificate
Tra i turisti delle crociere Vogliamo San Marco o neanche scendiamo.
AN
Andrea Priante
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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