Il nuovo governo e il riesame delle carte VENEZIA. È un po' come per la decennale questione Tav in Val di Susa. Dopo idee, progetti e controprogetti tutto si è fermato. Proprio quando per le grandi navi a Venezia sembrava fosse stata individuata una soluzione condivisa. Poco prima delle ultime elezioni politiche infatti il Comitato interministeriale di indirizzo (il cosiddetto Comitatone) aveva dato il via libera allo scavo del canale Vittorio Emanuele, già usato per le navi commerciali dirette all'area industriale di Porto Marghera, ma appena si è insediato il governo giallo-verde è arrivata una nuova battuta d'arresto: il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha deciso di rivedere e valutare tutti i progetti; una settimana fa Pino Musolino, presidente dell'Autorità di Sistema Portuale dell'Adriatico settentrionale, ha inviato le carte a Roma. E le parole di ieri del ministro, «a breve la decisione», ora non fanno che gettare benzina sul fuoco. Come del resto già successe all'indomani del suo insediamento, quando ordinò un nuovo stop all'uscita delle grandi navi dal centro storico. Perché è da anni che tutti in città sono d'accordo sulla necessità di non far più passare le imbarcazioni da crociera dal bacino di San Marco e dal canale della Giudecca, dove ieri è stata sfiorata la tragedia. Il confronto sul dove spostarle resta aspro ma le ipotesi da sette anni, dalla tragedia della Costa Concordia al Giglio, non mancano. È stato persino predisposto un decreto, il Clini-Passera, che dal 3 marzo 2012 impone che transitino solo navi con una stazza non superiore alle 40 mila tonnellate (la Msc Opera di ieri ne pesa 65 mila) ma l'entrata in vigore del divieto è stata subordinata alla definizione di una soluzione alternativa. All'indomani del naufragio della Costa Concordia, l'Autorità portuale, all'epoca guidata dall'ex sindaco ed ex ministro Paolo Costa, propose di scavare un nuovo canale, il Contorta Sant'Angelo. Il progetto fu consegnato a Roma. Di lì a poco, un privato, il Gruppo Duferco, con l'ex viceministro ai Trasporti Cesare De Piccoli, depositò un piano di intervento con richiesta di valutazione di impatto ambientale (tuttora l'unico progetto arrivato a questo punto) che prevede la realizzazione di un porto off shore, sul modello di quello di Barcellona, alla bocca di porto di San Nicolò al Lido, di fronte al Comune di Cavallino Treporti (contrarissimo). L'idea è stata rielaborata in almeno altre due declinazioni, una dei Cinque Stelle e una degli ambientalisti che hanno depositato un progetto a Roma. La soluzione d'altura, tuttavia, non ha mai avuto consenso politico in Comune, al Porto e tanto meno in Regione. E così è stata elaborata un'altra proposta: il trasloco delle grandi navi a Marghera, franata con la caduta della giunta di Giorgio Orsoni per lo scandalo del Mose e ripresa dall'attuale amministrazione del sindaco Luigi Brugnaro, d'intesa con il presidente dell'Autorità Musolino e con il governatore del Veneto Luca Zaia. Poco prima delle elezioni del 2018 la soluzione sembrava definita: il governo di Paolo Gentiloni con l'allora ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio e il Comitatone il 7 novembre 2017 dissero sì all'adeguamento del Vittorio Emanuele e alla realizzazione, nel lungo termine, di approdi a Marghera. Ma poi è arrivato ancora uno stop e il cambio di rotta del nuovo governo. L'idea di Marghera Era stato concordato un piano per portare in futuro le grandi imbarcazioni al porto di Marghera