La Sovrintendenza: «Altezze da rispettare per salvare lo skyline» Potrebbe ridursi di un piano la palazzina che rientra nel secondo lotto dell'intervento in viale Vittorio Emanuele, pieno centro. La Sovrintendenza ha chiesto ai costruttori che l'altezza non superi «quella del cornicione di sottotetto dell'edificio del Banco Desio in via Brigata Lupi». E questo perché si pone un problema estetico-paesaggistico rispetto alle Mura di Città Alta. Da piazza della Repubblica il futuro edificio rischia di coprirne una parte. Se i lavori dell'immobile in questione non sono ancora partiti, viaggia spedito il cantiere del primo lotto, cinque piani affacciati sul viale. Rimpiazzeranno «Casa Lubrina», che un tempo ospitava il ristorante «A Modo» dello chef Carlo Borsatti. L'ex assessore all'Edilizia privata (ma pronto al bis) Francesco Valesini è chiaro fin dalle premesse: «Gli uffici comunali sono a conoscenza dell'estrema delicatezza dell'intervento e stanno ponendo tutta l'attenzione del caso in collaborazione con la Soprintendenza». Delicatezza e attenzione, due parole d'ordine quando si costruisce in centro, in questo caso in viale Vittorio Emanuele, su quello che Valesini definisce un «tessuto ad alta densità urbanistica». Con tutti gli annessi e connessi. Era la scorsa estate quando fu demolita «Casa Lubrina», dal nome della famiglia proprietaria, cinque piani fuori terra costruiti negli Anni '40 con un paio di attività commerciali dismesse: un supermercatino e il ristorante «A Modo» dello chef Carlo Borsatti. Altra attività finita da anni era quella della concessionaria Nava Mercedes, sviluppata, però, nel capannone in aderenza a Casa Lubrina. Edificio quest'ultimo che, nella sua relazione inviata alla commissione Paesaggio del Comune, il progettista, l'architetto Leonardo Togni, in nome e per conto della Viale 19 Srl (facente capo ai Lubrina) definisce «privo di qualsivoglia interesse storico e artistico, incongruo e contrastante con edifici residenziali ben conservati e più pregevoli». È l'aprile del 2017 e l'intervento prevede la ricostruzione «in sagoma» dell'edificio (quello ora abbattuto con un cantiere in piena attività) con la possibilità di realizzare secondo il Pgt, nel lotto attiguo, nuova volumetria previa demolizione del vecchio capannone industriale. Là dove la Bergamo della Belle Époque acquistava Mercedes si legge nella nota integrativa inviata al Comune a giugno del 2017 la Viale Srl prevede inizialmente di «pavimentare l'area per mettervi a dimora alberature d'alto fusto». A luglio 2018 le intenzioni, però, cambiano: niente più alberi, si costruisce un altro edificio, uguale in altezza al primo, un «unicum» costruttivo a «T», tra il viale Vittorio Emanuele, via Frà Damiano Zambelli e via Brigata Lupi. «Premesso che il diritto di costruzione era preacquisito puntualizza Valesini ed è un titolo diretto, dal punto di vista urbanistico si è in presenza di due mappali e due lotti distinti: il primo, quello in costruzione, è più semplice essendo una ricostruzione in sagoma, l'altro necessita di più approfondite valutazioni». Già, l'altro. A dicembre, la Soprintendenza in una lettera in cui chiede ulteriore documentazione, parla di «delicatezza per la non irrilevante altezza». L'altezza è un dato di fatto. Al posto di questo nuovo edificio, mai esistito, c'era un capannone industriale con un'altezza massima inferiore di quasi due piani rispetto a quella di un altro edificio di colore bianco. Siamo in via Brigata Lupi, zona priva di altezze dove l'edificio bianco al numero civico che si trova nelle immediate vicinanze sarà diviso da un cunicolo di tre metri dal secondo lotto. Fin qui le questioni urbanistiche, cui si aggiungono però anche quelle estetico-paesaggistiche solo percorrendo pochi metri. È infatti sufficiente spostarsi in piazza della Repubblica e all'ingresso dell'hotel San Marco, che rappresentano punti di osservazioni tipici per turisti perché, come i rendering progettuali mostrano, la vista delle Mura venga disturbata dal secondo edificio. Una parte di Mura scompare alla vista. Ed è proprio su questo punto che si è espressa la Soprintendenza. Per l'edificabilità di questo secondo lotto «i coni percettivi devono essere adeguatamente garantiti e salvaguardati». La prescrizione: «L'altezza dell'edificio non dovrà superare quella del cornicione di sottotetto dell'edificio del Banco Desio su via Brigata Lupi». Dunque, si sta valutando la possibilità di realizzare un piano in meno del previsto. «I materiali aggiunge la nota non dovranno proporre colori chiari e sulla terrazza di copertura non dovranno essere previste strutture di ombreggiatura».
Corriere della Sera
2 Giugno 2019
Bergamo. Nuovo palazzo sotto le Mura, altezze da rivedere
DO
Donatella Tiraboschi
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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