Se la Regione dirà sì, avremo l'autostrada Bergamo-Treviglio. E chissà che un giorno non si possa davvero passare da una città all'altra in venti minuti, sogno frustrato di genera-zioni e generazioni. Non sembra nemmeno farneti-care quando si prevede che la nostra fantascienza orobica sarà realtà quotidia-na nel 2024. Sinceramente: ci credo quando lo vedo. Ma in questa fase ancora interrogativa, aspettando che la Regione decida sulle nostre faccende, personal-mente faccio il tifo perché arrivi il sì definitivo. Sul merito, sono ancora molti quelli che direbbero no. Perché non serve, perché deturpa. Sul fatto che non serva, io ho seri dubbi: quella direttrice è talmente intasata, da sempre, che qualsiasi alternativa può solo disingolfare gli imbuti. Ma è soprattutto sull'aspet-to ambientale, dello sfregio al paesaggio, che proprio non ho più dubbi. Lo dico con tutta l'amarezza e la rassegnazione del caso, ma c'è poco da discutere: il paesaggio, quel paesaggio, è talmente devastato, che non sarà il passaggio di un'autostrada a sconvolgere l'armonia. Non stiamo parlando della Val Pusteria: stiamo parlando, sottolineo purtroppo, della nostra Bassa, il che ormai dice già tutto, senza bisogno di reportage fotografici o di documentari National Geographic. Decenni di indefessa cementificazione, mezzo secolo di forsennato capannonismo, hanno già da tempo compromesso il nostro Albero degli zoccoli. Non facciamo i farisei proprio adesso, con la Bergamo-Treviglio: altrimenti diventiamo ridicoli.