Fra i problemi che il sindaco Nardella dovrà affrontare nel secondo mandato c'è quello legato alla sospensione della variante al regolamento urbanistico da parte del Consiglio di Stato, su ricorso di Italia Nostra. Sono pesanti le conseguenze negative per chi volesse eseguire piccoli o medi interventi di ristrutturazione in edifici ubicati nella «zona Unesco», e non soltanto per gli immobili sottoposti a vincolo storico-artistico. Si attende la delibera del Tar, rispetto alla quale l'ex assessore all'Urbanistica Giovanni Bettarini si è mostrato ottimista. La questione è stata affrontata su queste pagine mercoledì scorso dall'avvocato Duccio Traina, che, in punta di diritto, ha rilevato le contraddizioni tra le decisioni della Cassazione e il Consiglio di Stato. Ma le scelte di politica urbanistica non dovrebbero essere risolte dalla magistratura. E non riguardano soltanto i legittimi diritti abitativi dei cittadini. C'è a Firenze un'emergenza a lungo trascurata: il deterioramento del centro legato al predominio incontrastato della rendita immobiliare e finanziaria, che ha trasformato grandi edifici storici in alberghi o residenze turistiche. Dietro la facciata di palazzi che qualificano il centro della città come patrimonio dell'umanità sono nati appartamenti o stanze per un turismo non sempre di qualità. Nardella dovrebbe confermare e rafforzare la lotta contro la rendita, modificando il regolamento urbanistico con una nuova variante che renda possibili i restauri di piccola entità (per migliorare le condizioni abitative dei residenti che resistono in centro) e che favorisca anche un piano di riqualificazione dei grandi immobili vuoti, vietandone il frazionamento, com'è nell'attuale variante, e non lasciando alla libera discrezionalità della Sovrintendenza l'intervento sugli edifici notificati ai sensi del Codice dei Beni Culturali, che attualmente possono essere sottoposti a una ristrutturazione «senza limitazioni». La destinazione d'uso di tanti edifici va necessariamente mutata, ma orientando i progetti anche verso un'edilizia sociale e abitativa. Un caso (esemplare) per tutti: il complesso di Sant'Orsola, con una superficie utile di oltre 15.000 mq, ora proprietà della Città Metropolitana, che ha avviato i lavori di copertura con una spesa di 1,63 milioni di euro. Dovrà essere variata la destinazione d'uso di quella che era una manifattura di tabacchi e poi un centro di ricovero per senzatetto. Ma nel progetto di riqualificazione, focalizzato su funzionalità legate ad attività artistiche e culturali, dovrebbe trovare spazio anche una quota di edilizia sociale e abitativa, come è avvenuto nella ristrutturazione delle Murate, che risale alle giunte Primicerio e Domenici. Sistema dei trasporti e lotta alla rendita sono le scommesse sulle quali la nuova amministrazione può consolidare o meno la credibilità acquisita.