Alle Gallerie d'Italia 71 opere classiche e contemporanee illustrano il rapporto tra arte e tecnologia. Con parole chiave Dimenticatevi gli otto secondi che, secondo le indagini dei musei Tate di Londra, il pubblico trascorre in media davanti a una singola opera. Per visitare la nuova mostra «Dall'argilla all'algoritmo» allestita alle Gallerie d'Italia bisogna fermarsi molto più a lungo, leggere tutte le didascalie e infine anche intuire. Imparare non basta: si devono poi elaborare con la propria testa i nessi che tengono insieme le 71 opere esposte, un assemblage che va dalla ceramica greca del V secolo a. C. fino ai lavori dei contemporanei come Dan Graham, Grazia Toderi, Roberto Cuoghi o Ed Atkins. Senza questo sforzo di sintesi i vasi attici che circondano l'installazione centrale di Janet Cardiff, Leone d'Oro alla Biennale di Venezia del 2000 e «primo lavoro al mondo che prefigura la realtà aumentata», come spiega Carolyn Christov-Bakargiev direttrice del Castello di Rivoli e curatrice della mostra con Marcella Beccaria, sarebbero incomprensibili. Così come l'abbinamento della sequenza numerica di Fibonacci di Mario Merz del 1972 e la scena mitologica del pittore settecentesco Francesco De Mura. Il principio che tiene insieme questo dialogo tra opere antiche delle collezioni di Intesa Sanpaolo e contemporanee del Castello di Rivoli è lo stesso, spiega Marcella Beccaria, delle ricerche su internet che creano percorsi inediti e nuove relazioni partendo da parole chiave. Nella mostra le parole sono tante: da cibo a guerra, da cura del pianeta a visione. Insomma il percorso risulta criptico perché così ampio da poter contenere tutto e il suo contrario, ma per semplificare si può dire che intende evidenziare i modi in cui in epoche diverse gli artisti si sono confrontati con la tecnologia. Termine che qui si rifà al greco téchne, cioè il saper fare, l'abilità manuale e, dunque, anche l'arte. Il che giustifica la presenza del vaso greco del cosiddetto pittore di Leningrado dove il vasaio dipinge se stesso al lavoro. Più si indaga, più le maglie concettuali appaiono duttili, infinitamente estensibili e capaci di comprendere ecumenicamente altre opere o autori da sostituire come in un gioco. Dunque alla fine, passando fra un «Ambiente spaziale» di Lucio Fontana e la testa di un manichino di Giorgio de Chirico; ammirando i due piccoli capolavori settecenteschi di Roberto Longhi e poi la struttura ghiacciata del 1989 di Pierpaolo Calzolari, quello che resta al visitatore è soprattutto il godimento della singola opera. E il vero senso della mostra viene piuttosto svelato dalle parole dell'assessore Filippo Del Corno che vede questa occasione come «Un ulteriore rafforzamento del ponte gettato tra Milano e Torino». Così come rivelatorie sono anche le frasi di Giovanni Bazoli, presidente di Intesa Sanpaolo, secondo il quale «Grazie alle esposizioni temporanee, le Gallerie sono diventate un luogo in cui conoscere e ammirare i capolavori dei maggiori musei nazionali e internazionali, di cui siamo ormai annoverati fra i principali interlocutori».