Duccio Traina Avvocato La variante al regolamento urbanistico «sospesa» dal Consiglio di Stato ha un suo antecedente nella vicenda (ancora aperta) relativa a un palazzo storico in cui la Cassazione, sposando una nozione che non fa parte della nostra tradizione, ha affermato che il restauro non consente né di modificare la destinazione d'uso né di aumentare il numero delle unità immobiliari se non si rispetta l'impianto tipologico distributivo degli edifici. Se si considera che a Firenze il restauro era il massimo intervento consentito per tutti gli immobili sottoposti a vincolo storico-artistico e, con la sola eccezione dei fabbricati recenti, per quelli ubicati nella «zona Unesco», nei centri storici minori e nel tessuto di formazione otto-novecentesca, ne derivava l'impossibilità di recuperare a nuovi usi circa il 42 del patrimonio edilizio esistente. E ciò, paradossalmente, anche se l'autorità preposta alla tutela dei valori architettonici (la Soprintendenza alle Belle Arti), proprio come nel richiamato caso giudiziario, riteneva le trasformazioni compatibili e addirittura migliorative, in quanto capaci di recuperare i valori insiti in fabbricati rovinati da anni di incuria o, peggio, da disattenti interventi eseguiti nel passato. Un colpo durissimo per chi voleva cambiare le destinazioni incongrue (quelle preesistenti ma non più consentite o meramente «tollerate» dallo strumento urbanistico), adibire a nuove funzioni antichi e meno antichi palazzi, favorire il recupero di immobili anche pubblici non più in grado di ospitare le precedenti attività, dalle caserme alle sedi giudiziarie, dai conventi alle grandi case padronali. Addio anche alla smart city e ai recuperi urbani (chi li avrebbe pagati? Chi avrebbe animato di vita i vecchi fabbricati?), ad onta di tutti gli sforzi normativi per favorire la rigenerazione urbana e con grande soddisfazione per chi, molto probabilmente, sarebbe presto tornato a invocare nuove aree fabbricabili vista l'impossibilità di recuperare in modo efficiente gli edifici esistenti. Per evitare l'ingessamento della città si davano allora solo due soluzioni: modificare la definizione legislativa di restauro o allargare le maglie del regolamento urbanistico per consentire anche gli interventi di categoria immediatamente superiore, e cioè la ristrutturazione edilizia. Tale era il problema che si sono fatte entrambe le cose: nel 2017 il Parlamento ha modificato la norma che disciplina il restauro, al fine di prevedere ancor più esplicitamente (ma già lo consentiva in precedenza: vi è copiosa giurisprudenza amministrativa in tal senso) la possibilità di mutamento delle destinazioni d'uso; nel 2018 il Comune ha variato il proprio strumento urbanistico al fine di consentire la ristrutturazione ma con tutta una serie di limitazioni (conservazione della distribuzione interna principale, delle quote di imposta dai solai strutturali, delle coperture, degli apparati decorativi, degli elementi tipologici, della sagoma ad esclusione delle superfetazioni) che fanno sì, in pratica, che si sono venuti a consentire gli stessi interventi ritenuti di restauro prima che la Cassazione ne affermasse una nozione ultrarestrittiva. Problema risolto? No di certo. La Cassazione, anche dopo la modifica normativa, ha continuato tranquillamente (e incredibilmente) ad affermare, con riferimento ad un altro palazzo storico fiorentino, che il restauro non ammette modifiche della destinazione d'uso. Il vecchio detto che basta una virgola del legislatore per mandare al macero un'intera biblioteca giuridica, evidentemente, non è più attuale: vale anzi il contrario. Il Consiglio di Stato, da parte sua, ha detto che la ristrutturazione, seppur «leggera», non si addice ai palazzi del centro storico. È evidente che uno dei due si sbaglia; molto probabilmente entrambi. Intanto l'Urbanistica, quella con la U maiuscola, quella capace di guidare verso il bello e il giusto le trasformazioni della città, salvaguardandone i valori e tramandandoli alle future generazioni e nel contempo assicurando che viva e si adegui alle mutate esigenze, si trova oggi bloccata tra Scilla e Cariddi. Riuscirà, come Ulisse, a passare indenne?
Corriere della Sera
29 Maggio 2019
Scilla o Cariddi: Firenze e il blocco dell'urbanistica
DU
Duccio Traina
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
📰 Articoli dello stesso autore
🔗 Articoli correlati
(stesse entità · ±2 anni)
L'Espresso · 8 Feb 2019
Miracolo a Reggio. Bronzi, la rivincita
Corriere della Sera · 3 Feb 2018
Firenze. Studenti-Guida, l'arte secondo loro
Corriere della Sera · 8 Feb 2021
I direttori italiani all'estero: Gli stranieri? È normale
la Repubblica · 2 Giu 2017
Gelo Giulierini-Franceschini sul concorso impugnato al Tar
la Repubblica · 30 Mag 2017
SICILIA - Va ad Aidone la Testa di Ade A Palermo arriva la Phiale
la Repubblica · 29 Mag 2017
Firenze, quei restauri per riciclare i quadri rubati
la Repubblica · 31 Mag 2017
Acqua e cordoni antibivacchi sui sagrati delle chiese di Firenze: "Non sono ristoranti"
ofcs.report · 2 Giu 2017
ROMA-Beni Culturali, apre 'La bellezza ritrovata. Arte negata e riconquistata in mostra' al Campidoglio
il manifesto · 31 Mag 2017
Musei negati ai pensionati poveri, perché?
www.controradio.it · 9 Giu 2017
FIRENZE-Museo degli Innocenti vince premio per restauro e recupero
www.gonews.it · 8 Giu 2017
FIRENZE-Si mostra alla stampa il Crocifisso dei Sangallo dopo il restauro
La Stampa · 11 Giu 2017
Matera capitale isolata, non usa i fondi della cultura
la Repubblica · 9 Giu 2017
Scoprire Giotto nelle sue terre d'origine
www.baritoday.it · 15 Giu 2017
BARI-Recupero dei beni culturali in Puglia: dalla Regione il bando da 100 milioni 15 giugno 2017
Corriere della Sera · 16 Giu 2017
ROMA-Capitale abbandonata, un Manifesto per salvarla (di chi non si arrende)
la Repubblica · 21 Giu 2017
FIRENZE - La Biblioteca Marucelliana apre il suo giardino nascosto
la Repubblica · 20 Giu 2017
Il sogno di Davide: a Conversano rivive l'antico organo napoletano
Eddyburg · 23 Giu 2017
FIRENZE-Icomos a Firenze. L'area Unesco in dodici punti critici
www.giannellachannel.info · 23 Giu 2017
Arte, finché c'è l'Arma c'è speranza
il Sole 24 Ore · 22 Giu 2017
Beni culturali, dei nuovi delitti e delle più incisive pene