Ma all'appello mancano mille custodi ed è emergenza per il personale scientifico. Incassi triplicati, in meno di dieci anni, per musei e aree archeologiche di Roma: nella Capitale, per il 2004 (ultimo dato complessivo disponibile dall'ufficio statistiche del ministero per i Beni culturali) i visitatori dei siti statali a pagamento sono stati poco meno di sette milioni (6.994.222), per un introito complessivo superiore ai 32 milioni di euro (32 milioni e 162 mila) : una cifra con cui Roma realizza più di un terzo di quanto si è incassato in tutta Italia (90 milioni). Il personale, però, diminuisce ogni anno di più. Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil Beni culturali, denuncia: «Chi va in pensione, non viene sostituito. La situazione è grave soprattutto per quanto riguarda custodi e addetti alla vigilanza. A Roma ne mancano più di mille. Ma l'emergenza coinvolge anche il personale amministrativo e quello scientifico». Qualche dato sulla crescita: nel 1996 i visitatori nella capitale erano stati meno di quattro milioni (3 milioni e 886 mila) ; con un incasso di 11 milioni e 153 mila. Gli indici, da allora, sono costantemente in aumento per tutti e nove gli anni presi in considerazione (solo nell'ultimo raffronto possibile, tra 2003 e 2004, nel Lazio i visitatori sono aumentati dell'I 1 per cento e gli incassi del 7,7 per cento). A questa crescita costante dei profitti (e degli orari di apertura passati in media da una fascia 9-13 a una 9-19) non è però corrisposto un incremento del personale, che anzi, nello stesso periodo cala, secondo quanto comunicato dallo stesso Ministero, del 14: «Una media nazionale, da cui i dati su Roma non si discostano granché», spiega Giuseppe Proietti, capo dipartimento per la Ricerca, l'innovazione e l'organizzazione del Ministero. «In questi ultimi mesi commenta Cerasoli - si è anche aggiunta l'emergenza anti terrorismo. Non esiste un piano, e soprattutto non esistono fondi per una adeguata formazione del personale in materia. Siamo completamente scoperti rispetto a eventuali attacchi». Queste, secondo la Uil, le cifre sulla mancanza di personale nelle soprintendenze e negli istituti culturali di Roma: «E non si tratta - tiene a specificare Cerasoli - delle classiche rivendicazioni sindacali. Bensì di numeri ricavati da uno studio dello stesso Ministero risalente all'anno 2000 sul personale di cui necessiterebbero i musei. Cifre confrontate con il personale realmente in servizio nel 2005». I numeri, in effetti, sono tutti in negativo: -353 addetti alla Soprintendenza archeologica del Lazio, di cui fanno parte anche musei come l'etrusco di Villa Giulia e la Villa Adriana di Tìvoli (380 le unità in servizio, 773 quelle stimate necessarie) ; -234 al Polo Museale di Roma (otto siti tra i quali Castel Sant'Angelo, Galleria Borghese e Palazzo Barberini; in servizio effettivo ce ne sono 170, dovrebbero essere 404). Anche lo scarto nella Soprintendenza archeologica di Roma fa segnare un -122 presenze (269 gli addetti, 391 quelli necessari). Dall'archeologica di Roma dipende inoltre il Colosseo: vera superstar degli incassi in tutta Italia con più di 3,5 milioni di visitatori nel 2004 e poco più di 21 milioni di euro di introiti (più di un quinto di quanto si ricava dall'intero sistema museale italiano). Istituti principali a parte, il personale in servizio a Roma per i Beni culturali di Stato è deficitario ovunque: meno dieci unità all'Istituto centrale per il catalogo e la documentazione;-8 all'Istituto centrale per il restauro; -33 all'Istituto nazionale per la Grafica; -8 al Museo nazionale d'arte orientale; -17 al Museo delle Arti e tradizioni popolari; - 81 a Ostia Antica; - 43 alla Galleria nazionale d'arte moderna; - 87 alla Soprintendenza per i beni architettonici del Lazio, istituto da cui dipende anche la Villa d'Este di Tivoli, sito che ha ha totalizzato poco meno di due milioni di euro di incasso e fatto registrare oltre mezzo milione di visitatori nel 2004, piazzandosi al terzo posto in assoluto tra i monumenti romani più visitati dopo Colosseo e Castel Sant'Angelo, e all'ottavo in tutta Italia. La «moria» di personale non esclude neanche gli istituti più piccoli: mancano addetti anche al Pigorini (-9), alla Discoteca di Stato (-1, quelli in servizio sono tre), al Centro di fotoriproduzione (-8) e all'Istituto centrale per la patologia del libro (-4). «Se la situazione non si risolve - minaccia Cerasoli - già da questo mese apriremo una dura vertenza, che includa la stabilizzazione dei lavoratori precari e la realizzazione di corsi per antiterrorismo rivolti al personale di vigilanza. Ricordo inoltre che le risorse destinate al comparto cultura ammontano in Italia allo 0,16 del bilancio statale. La media europea è dello 0,50. In Francia si arriva all'un per cento. In Germania aU'1,35. Se si continua così, il collasso dell'intero sistema non tarderà a compiersi. Oggi le soprintendenze accumulano debiti su debiti, e non sono più in grado di pagare nemmeno le bollette».