L'aria, l'acqua, il fuoco, la terra e quel tetto rialzato che valse all'artista la nomina di architetto di corte Tutti gli elementi di Vasari Era il 1555 quando Cosimo I chiedeva a Giorgio Vasari di metter mano alla decorazione della Sala degli Elementi di Palazzo Vecchio il cui progetto originario era già stato abbozzato da Bartolomeo Tassi. Una commissione ponte, fondamentale e strategica per l'artista di corte, che avrebbe fatto da viatico a incarichi ben più prestigiosi solo dopo sarebbero arrivati il rifacimento del Salone dei Cinquecento, per dire, e il progetto degli Uffizi e del Corridoio Vasariano. Il lampo di genio di Vasari è presto detto. Basta ascoltare quanto ci dice Sara Ragazzini del Servizio Belle Arti del Comune di Firenze, nostra guida nella decodifica dell'iconografia degli affreschi e nella comprensione del restauro che ha da poco reso autentici e brillanti i colori delle quattro pareti della Sala e del suo soffitto grazie al contributo di 800 mila euro della Fondazione Sacchetti presieduta dalla marchesa Giovanna Zanuso Sacchetti. «Vasari ci spiega lei mentre ci illustra gli affreschi si rese conto, e ne abbiamo prova in vari suoi scritti (si legge nelle Vite «tutte quelle stanze avevano poco sfogo, e erano nane affatto»), che il soffitto della Sala progettata dal Tassi era troppo basso. Così, senza stravolgerlo e senza fare lavori troppo impegnativi e onerosi decise di rialzarlo facendo dei cassettoni dove poi è stata inglobata parte della narrazione pittorica. La cosa piacque talmente tanto a Cosimo I che da allora in poi la carriera di Giorgio sarebbe stata in ascesa». La narrazione contenuta nelle tre pareti e nel soffitto ligneo i cui colori e le cui trasparenze sono appena tornati quelli di una volta grazie al sapiente restauro di due anni guidato da Laura Corti in collaborazione con la Direzione Servizi tecnici-Servizio belle Arti e Fabbrica di Palazzo Vecchio incrocia la celebrazione della signoria di Cosimo I, leitmotiv di tutto l'impegno vasariano in città, con la rappresentazione dei quattro elementi del Cosmo: aria, acqua, fuoco e terra. «Il ciclo narrativo aggiungono Sara Ragazzini e Marco Marchetti, uno dei restauratori che materialmente ha lavorato a togliere quegli interventi integrativi e quelle coperture fatte nei secoli nel corso di vari restauri (l'ultimo dei quali risale al 1960 e ha portato alla giustapposizione di olii non originali alle pareti e di cere di troppo e vernici al tetto) lo si deve a Cosimo Bartoli». Fu lui a progettare quanto segue. Dal tetto inizia il racconto. Spiega Marco Marchetti: «In alto vediamo la prima scena, quella che rappresenta l'Aria e che descrive pittoricamente il momento in cui Saturno evira Urano con la falce. Il suo membro, caduto nella acque del mare, genera Venere. Ed è la Nascita di Venere , nella parete est, a simboleggiare l'elemento dell'acqua. Mentre è ancora al tetto, tutt'intorno all'affresco dell'Aria, che troviamo la rappresentazione delle 4 stagioni, della notte e del giorno, e di varie allegorie tra cui quella della giustizia». Continuando il giro in senso antiorario a parete, invece, ecco la parete dedicata a celebrare il fuoco. Qui viene rappresentata Venere che va in sposa a Vulcano il quale forgia le frecce di Cupido che andranno a colpire Giove. Non basta: procedendo verso sinistra, ecco ancora la parete dedicata alla terra. Siamo nel regno di Saturno, dove il dio ha il volto di Cosimo I e dove i simboli del granduca sono numerosi. Intanto accanto alla sua effigie si staglia un Capricorno che tiene tra le zampe la palla dei Medici era l'ascendente di Cosimo I il quale volle fosse considerato il suo vero segno zodiacale perché era quello il segno di tutti i grandi, da Ottaviano Augusto a Carlo Magno poi poco più in là la tartaruga con la vela, simbolo di quel festina lente che avrebbe caratterizzato tutto il regno del granduca e che qui è di una fattura particolarmente delicata e di pregio. A fare da sfondo a questa scena un paesaggio a riprodurre la Sicilia considerata la terra dell'età dell'oro per eccellenza. La parete sud, che è poi quella dove insistono le finestre, contiene le rappresentazioni di Mercurio e di Plutone (Ade) riferimento alla ricchezza del sottosuolo grazie alla quale Cosimo I ha potuto foraggiare la sua generosa attività di mecenate. I lati delle pareti sono incorniciati da medaglioni monocromi che raccontano scene di combattimenti tra figure mitologiche, mentre gli ottagoni del tetto, dove sono rappresentate le varie allegorie, rimandano alla pianta ottagonale della Cupola di Brunelleschi. Che un così raffinato impianto iconografico fortemente celebrativo del potere dei Medici sia stato interamente restaurato con un cantiere a cielo aperto grazie alla generosità della famiglia Sacchetti ha il sapore di una piccola revanche, da parte di questo vecchio casato. Dal 1573 i Sacchetti erano diventati «romani» per via dei fiorentini di allora, proprio i Medici, che li cacciarono dalla città per sospette simpatie papali e vicinanza ai Guelfi. Mezzo millennio dopo la marchesa Giovanna Sacchetti, moglie dell'ultimo discendente di quell'antica famiglia, scomparso nel 2010, è tornata da mecenate e ha regalato alla città il nuovo splendore della sala di rappresentanza affrescata da Vasari, Cristofano Gherardi e Marco Marchetti da Faenza. Furono loro, i collaboratori più stretti del Vasari, a portare a parete e a tetto, insieme al maestro, i cartoni che lui aveva preparato. Che ora hanno recuperato, splendidamente, esaltando trasparenze e colori.
Corriere della Sera
22 Maggio 2019
✓ Entità verificate
Viaggio nella sala di Palazzo Vecchio appena restaurata grazie alla Fondazione Sacchetti
CH
Chiara Dino
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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