Sulla prima pagina il Corriere della Sera (14 maggio) titola: «Salvini vuole l'autonomia prima del voto». Quali conseguenze in particolare per il patrimonio storico-artistico? Lo stesso De Luca, ha dichiarato (Cormez 4 aprile) apertamente che con l'autonomia differenziata vanno ridimensionati i poteri delle Soprintendenze. Ma l'articolo 9 della Costituzione «tutela il patrimonio storico e artistico della Nazione». È opportuno allora elencare le gravi conseguenze del trasferimento alle Regioni delle competenze sulla tutela dei beni culturali. Il contrario della concezione di una tutela sovranazionale, propugnata dall'Unesco nella Convenzione di Parigi (1972), a cui ha aderito il governo italiano, che sancisce il riconoscimento di patrimonio dell'umanità in particolare dei siti Unesco. Si profila quindi il rischio concreto della regionalizzazione della tutela del patrimonio culturale italiano: il Codice dei Beni Culturali (2004), un complesso normativo unitario del regime della tutela verrà modificato dalle Regioni con leggi e leggine regionali a uso e consumo delle autorità politiche, che non posseggono specifiche competenze sulla tutela del patrimonio storico-artistico. Non sarà più possibile avere linee-guida nazionali di conservazione programmata, di manutenzione e restauro dei beni, o criteri omogenei e unitari catalogazione. Ne sortirà la crisi della nuova pianificazione paesaggistica: il fallimento definitivo di dare dignità e un contenuto minimo uniforme sul territorio nazionale ai nuovi piani paesaggistici. Ogni Regione si potrà fare a suo piacimento il suo piano paesaggistico. Infine la regionalizzazione dei soprintendenti che diventeranno funzionari nominati e revocati dalle Regioni, dipendenti dalla politica territoriale con la fine dell'autonomia tecnico-scientifica. L'annullamento del progetto di fare dei soprintendenti una «magistratura tecnica del territorio», autonoma e indipendente dal potere politico. Tali temi sono una anticipazione di un documento di Italia Nostra nazionale, redatto dall'ex alto magistrato Giovanni Lo Savio, già presidente nazionale dell'associazione.