Sul fondo rifiuti, container, pneumatici. Fosse vicino ai pontili VENEZIA. «Prevenire eventuali crolli delle lunate che proteggono il Mose». E ancora: «La laguna è una sorta di "terra dei fuochi" subacquea a causa di un misto di incuria e dolo». Le conclusioni dello studio dell'istituto di scienze marine Cnr pubblicato sulla rivista Reports del gruppo Nature fotografa una situazione a tratti preoccupante e da monitorare, con continue «impronte» delle attività dell'uomo in ambiente spesso trascurabile e non visibile. La svolta c'è stata con l'innovativa mappatura dei fondali, una sorta di ecografia grazie ad uno strumento che «vede» con risoluzione centimetrica. Ci sono tracce di dragaggi, solchi incisi dalle chiglie di navi fuori rotta o da motori delle barche e dalle eliche dei vaporetti che arano il fondale. Ma si vede anche già l'impatto del Mose, non a ridosso della paratoie ma subito fuori dalla bocca di porto dove sono state realizzate le lunate di protezione costruite tra il 2006 e il 2011 come parte integrante del progetto. «Di grande rilevanza è l'erosione delle correnti di marea attorno alla maggior parte delle lunate dove si sono formate depressioni di alcuni metri nel giro di pochissimi anni», spiega Fantina Madricardo, prima firmataria dell'articolo scientifico. In corrispondenza della lunata di Chioggia ad esempio ci sono due «buchi» di ampie dimensioni (600 metri di lunghezza per 250 di larghezza e 450 per 150) con un erosione rispetto al fondo tra i quattro e i sei metri. «Vanno effettuati rilievi ripetuti nei prossimi anni per prevenire eventuali crolli delle dighe stesse», invita la ricercatrice. Lo stesso fenomeno ma di intensità minore è stato riscontrato alla stazione Marittima e al Tronchetto ma anche nei pressi degli approdi dei vaporetti. Grandi buche allungate (fino a 40 metri di lunghezza, 15 di larghezza e 1,5 di profondità) generate dai mezzi e documentate per la prima volta. Sono i motori sempre accesi e le eliche a spostare i sedimenti, e ancor di più fanno le navi: alla Marittima le depressioni riscontrate sono tra 1,5 e tre metri, mentre sono state notati anche solchi allungati creati dalle chiglie delle navi da crociera durante le basse maree. La differenza di profondità, suppongono i ricercatori è data anche dalla presenza del caranto (che funge da barriera) a profondità diversa nelle varie aree della laguna. Lo studio conferma la grande di quantità di rifiuti marini nei canali, «una sorta di terra dei fuochi subacquea in cui un misto di incuria, dolo e inconsapevolezza porta molte persone a credere che quanto si getta in mare non abbia conseguenza sugli ecosistemi e sulla salute umana, solo perché questo ambiente non è immediatamente visibile e ci induce a fingere che il problema non esista», osserva Fabio Trincardi, direttore del Dipartimento di scienze del sistema Terra del Cnr. Lavatrici e altri elettrodomestici, container di cui nessuno sa cosa ci sia dentro, pneumatici di camion usati dai veneziani come parabordi e gettati, piccoli oggetti o anche relitti di barche abbandonate, un mondo nascosto reso visibile grazie alla misurazione delle profondità dei canali effettuata con un ecoscandaglio ad alta risoluzione. «Non ci si deve preoccupare solo della presenza sempre più invasiva di rifiuti antropici sulla superficie del mare o sulle spiagge, ma anche di quelli che si accumulano sul fondale, per certi versi più rischiosi proprio in quanto invisibili», ricorda Elisabetta Campiani, responsabile dell'analisi dell'elaborazione dei modelli digitali del terreno. Al Lido e vicino a San Marco ad esempio sono stati trovati solchi profondi creati dalle chiglie delle navi fuori dal percorso principale, ai lati del canale dei petroli piccole erosioni create dai mini «tsunami» generati dal risucchio al passaggio delle navi («Ipotesi comunque da avvalorare», precisano i ricercatori), nel canale della Giudecca da una parte alcune fosse attorno agli approdi, dall'altra solchi nei pressi di Sacca Fissola.