Vincoli della soprintendenza, canali sotterranei da spostare, bonifiche. Viaggio nel cantiere del progetto Horti, esempio di recupero di architetture esistenti e vincolate in chiave residenziale. Il cancello ha una fessura inattesa. Di notte, lascia filtrare una luce che ammicca ai passanti. Un piccolo vetro separa dal mini-plastico illuminato, e lo incornicia come una fotografia. Dettaglio (di marketing) del progetto immobiliare Horti, così raffigurato in miniatura all'interno di uno spazio chiamato «casello», oggi showroom per chi vuol comprare casa nell'isolato, domani palazzina affacciata sul giardino aperto alla città, l'ultima che verrà costruita nell'ambito dell'operazione sviluppata da Bnp Paribas real estate e a firma dell'archistar Michele De Lucchi e di Daniele Fiori (per gli interni). Un mix di recupero dell'esistente e di volumetrie ex novo (per 82 residenze), su 14.600 metri quadrati di terreni rimasti nascosti alla città per decenni, quasi abbandonati a funzioni religiose (e per la terza età), tra le vie Orti e Lamarmora, dietro a Porta Romana, con relative opere di urbanizzazione, come il rifacimento della strada di via Orti. Perché all'ombra dei grandi progetti che rivoluzionano forme e profili della città, formicolano soluzioni che, più silenziose, per scelta o per vincoli, puntano a conservare gli elementi architettonici più significativi. E così Horti avrà una cortina di palazzine indipendenti all'inglese in continuità con il «borgo» su via Orti, i cui colori sono stati concordati con la Soprintendenza: bianco e rosso. L'ultima impasse è stata una cantina con archi a volta a mezzo piano trovata durante le demolizioni e che dovrà essere mantenuta, stimolando la creatività dei progettisti. Dall'altra parte, su via Lamarmora, gli spazi interni sono protetti da un alto prospetto di caseggiati (le nuove volumetrie), «primi prezzi» di un'offerta di fascia alta tra i 6.500 e i diecimila metri quadri. In mezzo, l'epicentro del progetto. La «Villa» l'ex ospizio per anziani, prima costruito dalla famiglia Dumolard, poi gestito dalle «piccole suore dei poveri vecchi» e dall'«istituto delle piccole sorelle dei poveri» negli anni '90 trasferito alla Cattolica , palazzo a ferro di cavallo con annessa chiesa, dove sono stati ricavati gli appartamenti classici («preferiti dai clienti più anziani», mentre i giovani scelgono Lamarmora e le famiglie via Orti), e dove i cantieri stanno volando verso il traguardo fissato: il 2020. L'area è stata acquistata da Bnp dalla Cattolica nell'ottobre del 2017. Il cantiere è stato avviato a gennaio 2018 con la demolizione di tutti i fabbricati non di pregio dell'area (tra il Settecento e il Novecento si sono susseguiti interventi edili di ogni genere), con le bonifiche degli edifici storici e gli scavi per i posteggi. Finiti i consolidamenti strutturali e la posa delle fondazioni, si passerà alle costruzioni. Delle 82 residenze, già 65 sono state vendute: non ci sono più alloggi disponibili in via Lamarmora. Restano poi due spazi più «difficili» a cui andrà trovata la giusta destinazione d'uso. L'ex chiesa della «Villa», in realtà mai consacrata, e la «lavanderia». Quest'ultima è una costruzione laterale, «ideale per lo showroom di qualche azienda» spiega Anselmo De Titta, responsabile dello sviluppo residenziale della divisione development di Bnp Paribas Re. «Mentre per la chiesa, siamo curiosi: serve un cliente visionario con un grande progetto» aggiunge l'ad dello Sviluppo di Bnp Paribas, Michele Latora. Tra gli oneri di urbanizzazione, c'è il rifacimento della via Orti, con il livellamento della strada e dei camminamenti, oggi sconnessi tra marciapiedi su più livelli. E poi l'apertura alla città del parco, sul modello di spazio pubblico a uso privato: duemila metri quadrati dei circa 10 mila metri di verde, ispirati all'idea medievale dell'hortus conclusus dei monasteri. In generale, l'impianto originale sarà recuperato conservando le piante d'alto fusto (cedri libanesi e tigli). Tra le «sorprese» di cantiere, anche il canale Bolagnos di proprietà del Golgi Redaelli, che bloccò a lungo anche i cantieri del vicino Policlinico e confine naturale dell'«agro» su via Lamarmora, che secondo le ricostruzioni, era limitato con confini simili fin dai tempi dei romani, nella futura zona chiamata «Brera guasta» (Brera, in latino medievale, sarebbe una forma corrotta di praedia, i poderi agricoli).
Corriere della Sera
20 Maggio 2019
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GI
Giacomo Valtolina
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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