I pavimenti traballano. Sui muri ci sono vistose macchie di muffa a causa delle infiltrazioni e dei solai da rifare. Qua e là, a terra, ci sono calcinacci. Le teche risentono l'usura del tempo. E d'estate è quasi impossibile portare fino in fondo un tour, perché le sale alcune delle quali chiuse da tempo immemore si trasformano in un hammam. Questo è il Museo della Specola oggi: la più importante esposizione di storia naturale italiana, e il primo museo scientifico d'Europa aperto al pubblico, visitato, ogni anno, da circa 70.000 persone, per lo più famiglie e studenti. Ma le cose stanno per cambiare. Certo, ci vorrà almeno un anno e mezzo di lavori, 450 giorni per la precisione, ma alla fine del 2020 la Specola avrà un volto completamente nuovo. O meglio, «sarà molto simile a quel museo voluto e istituito nella seconda metà del settecento dal granduca Pietro Leopoldo», anticipa il professor Marco Benvenuti, presidente del Sistema Museale di Ateneo dell'Università di Firenze. Già, perché tra fine giugno e gli inizi di luglio è previsto l'inizio del cantiere che trasformerà il museo di via Romana in un grande campo di lavoro. Benvenuti però ci tiene a sottolineare che la Specola «non chiuderà alle visite. È presumibile che non sarà possibile accedere liberamente a tutte le collezioni nel periodo dei lavori ma garantiremo l'accesso anche se in modo limitato». Il museo, insomma, rimarrà fruibile solo in parte e solo nei prossimi giorni si deciderà nel dettaglio cosa tenere aperto e come, con un cantiere che dovrà comunque evitare la chiusura del museo di cui si parlava da mesi e che adesso l'Ateneo ha invece deciso di scongiurare. A dimostrazione di questo l'Università ha scelto di inserire nel bando la cui aggiudicazione è prevista in questa settimana , un punteggio preferenziale per la ditta che garantirà durante gli interventi strutturali, dei percorsi relativi all'accoglienza e alla gestione dei visitatori e al funzionamento della sezione museale e della collezione ornitologica. «Siamo riusciti a intercettare, tramite la Regione Toscana, dei fondi europei che ci hanno consentito di mettere in programma una gara per la rimodernare il museo che ora ha più di 200 anni. La "nuova" Specola avrà impianti di climatizzazione e riscaldamento ultra tecnologici e una risistemazione parziale perché pensiamo di alloggiarci, come ai tempi di Pietro Leopoldo, le collezioni di mineralogia, attualmente sistemate in via La Pira», aggiunge Benvenuti. Il finanziamento della Regione ammonta a 3,5 milioni di euro a cui vanno ad aggiungersi altri 1,5 milioni di fondi diretti dell'Università: 5 milioni che saranno utilizzati, tra le altre cose, per il restauro e la manutenzione di Palazzo Torrigiani (la sede del museo), per la riqualificazione dell'ingresso e del loggiato, per la realizzazione degli impianti interni elettrici, per nuovi bagni e per opere strutturali speciali che dovrebbero riguardare il trasferimento della biglietteria e del desk informazioni dal secondo piano al piano terra. Nei 450 giorni di cantiere il Museo di Storia Naturale di Firenze ha in programma anche l'organizzazione di una mostra «temporanea» che porterà per almeno un anno alcune dei suoi pezzi più importanti in un luogo (ancora da definire) diverso da via Romana. Insomma, il grande restyling della Specola, annunciata anche nel 2017 dal suo presidente, Guido Chelazzi, è ormai in dirittura finale e sta per iniziare, rinnovando senza snaturarlo uno dei musei più famosi e caratteristici di Firenze, il gioiello del sistema museale dell'Ateneo assieme al poco conosciuto museo di Etnologia di via del Proconsolo. Ciò che turisti e fiorentini avranno davanti agli occhi alla fine del 2020 sarà un museo che, pur conservando le sue caratteristiche storiche e scientifiche, sarà proiettato nel futuro come lo sono quelli, per esempio, di Londra e di Parigi.