Alessandro Gosztonyi, 31 anni, presidente Adsi punta sulla nobiltà 3.0: «Servono nuove idee per traghettare nel futuro questi luoghi incantevoli» A sei anni un bimbo è piccolo. Ha ancora i denti da latte e suo padre è il suo supereroe preferito. A sei anni Alessandro (Sandor) Gosztonyi de Gosztonyi es Krencs era in piedi di fronte alla mamma con accanto le sue sorelline più piccole, Consolata e Michelle, di quattro e due anni. Suo papà era appena morto e gli venne posta la domanda più difficile della sua vita: «Abbiamo due strade gli disse Alessandra Castelbarco Visconti senza preamboli o ci prepariamo ad affrontare lacrime e sangue, oppure vendiamo. Cosa vuoi fare?». In quel momento diventò il capofamiglia. Forse anche per questa maturità obbligata, il trentunenne Alessandro Gosztonyi è stato eletto nel dicembre 2018 nuovo presidente dell'Adsi, Associazione Dimore Storiche Italiane. Oggi, in occasione della nona edizione della Giornata Nazionale indetta dall'Adsi, si potranno visitare gratuitamente oltre 30 dimore storiche private del Piemonte (una anche in Valle d'Aosta) di cui 13 nella provincia di Torino. Gli ultimi anni hanno visto farsi largo nell'Aisd un vivace gruppo di giovani che, affiancando gli ormai anziani membri originali, sta ragionando in modo concreto sulle soluzioni utili al mantenimento di queste case nobiliari i cui costi sarebbero insostenibili per chiunque. «Nessun lavoro spiega Gosztonyi permetterebbe mai il mantenimento di un immobile del genere. Il senso di questa giornata è anche e soprattutto questo: aprire per trovare modalità efficaci che permettano di traghettare nel futuro questi luoghi incantevoli». Il motto dell'associazione non a caso è: «Custodi del presente, del passato e del futuro dal 1977». Il tema è importante e si va a contestualizzare in un'identità, quella italiana, in cui storia, bellezza e territorio sono elementi fondamentali per l'ambito turistico che sta diventando sempre più cruciale per il paese. Le problematiche sono tante: «La burocrazia ferma soffoca qualsiasi iniziativa e il carico fiscale imposto dal governo Monti è stato schiacciante. Molti castelli, incluso quello di Racconigi, rimangono chiusi perché non hanno la capacità economica di sostenere i rischi in cui incorrerebbero restando aperti. Noi privati abbiamo l'imposizione del mantenimento. Il vincolo con la sovrintendenza può anche obbligarci a finanziare in prima persona le ristrutturazioni in qualsiasi momento». Gosztonyi è riuscito a fare della sua Villa Berroni a Racconigi una ditta che ha nei matrimoni il suo core business. Non immaginiamoci però guadagni d'oro: quasi tutto viene reinvestito nell'immobile. «La mia convinzione è che le nostre dimore debbano, come per altro era nella loro natura quando sono nate, diventare delle aziende. La mia è autosufficiente in tutte le sue parti (ha ricavato due appartamenti che affitta come bedbreakfast e sta progettando un'agrigelateria). Molti giovani stanno ritornando a lavorare nelle proprie tenute per mantenerle e per mantenere se stessi». In contemporanea, stanno rinascendo quei lavori artigianali che proprio all'interno di questi possedimenti trovano la loro ragion d'essere: giardinieri, restauratori, decoratori. «L'artigianato continua è il vero patrimonio professionale italiano. Questi vecchi mestieri che, da anni, andavano scomparendo, ritrovano oggi un senso anche attraverso le visioni moderne della gestione degli innumerevoli beni culturali di cui il nostro territorio è pieno. Nessuno potrà mai copiarci questa magnificenza». Aprire le porte di casa propria, anche se si tratta di un castello, è un atto di coraggio. Mettersi in piazza, svelare la polvere sui davanzali di marmo e la bellezza che riverbera negli angoli segnati dai secoli. Condividere i ricordi spiati dalle statue. È proprio la condivisione il lato più bello di questa giornata. «Mi piace raccontare di quando il Re Vittorio Emanuele III, che era nostro "vicino", rimase colpito dalla luce elettrica che il mio trisnonno (Michele Ceriana Mayneri, grande industriale della seta) fece mettere in casa. Sua Maestà, affascinato, decise allora di illuminare in modo moderno anche il Castello di Racconigi». La tentazione di vendere a peso d'oro magari a un cinese a volte è forte «poi però casa è casa. Puoi comprare un luogo ma non la sua storia e neppure la sua anima».
Corriere della Sera
19 Maggio 2019
Dimore storiche e aziende, solo così si può sopravvivere
FR
Francesca Angeleri
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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