L'opificio che ospitò Fontana, Guttuso, Hesse Varese. Quando decisero di realizzare un laboratorio ceramico negli anni Cinquanta, Paolo Robustelli e la moglie Tullia Bossi non si sarebbero mai immaginati che tra le colline del Varesotto, a Cunardo, sarebbe sorto un vero e proprio opificio di cultura dove grandi artisti moderni, ma anche intellettuali e poeti si sarebbero spesso dati appuntamento quasi inconsapevolmente. Sono le «Ceramiche Ibis», a metà tra la bottega dell'artigiano e il covo di un alchimista dove cotture e colori vanno a braccetto con forme e fantasia: tutto ancora oggi frutto della mente artistica di Giorgio Robustelli, 77 anni, figlio di Paolo e Tullia, che ogni giorno apre il suo regno per lavorare. «Ma il mio obiettivo ora è lasciare un segno a chi verrà dopo di me e quindi lasciare in eredità al territorio quanto è stato realizzato e quanto ancora oggi può essere ammirato». Due antiche fornaci in pietra, una bottega al pianterreno e tanti pezzi esposti anche all'aperto e realizzati da artisti di primo piano che qui venivano a creare e a cuocere oggetti unici e ad imparare l'antica arte del ceramista. Ci sono le sculture di Emil Schumacher, esponente dell'informale tedesco celebrato dal grande museo di Hagen: «Capitò qui quasi per caso e rimase per mesi, alla ricerca dell'ispirazione»; oppure i lavori di Hsiao Chin, uno dei fondatori del primo movimento d'arte astratta cinese. Ma anche importanti testimonianze di casa nostra come Lucio Fontana, o Renato Guttuso. Perché venivano qui? «Questo è un luogo magico. Arrivava spesso anche Hermann Hesse, ricordo le brevi passeggiate nel verde profondo di questi boschi. Sosteneva di percepire lo stesso magnetismo che avvertiva sul Monte Verità, sopra Ascona», racconta Robustelli, che ricorda veri e propri cenacoli negli anni '60 e '70 capaci di attirare nelle montagne della Valganna anche intellettuali del calibro di Gillo Dorfles. O maestri della narrazione come Piero Chiara, «che era di casa e spesso si divertiva a decorare piatti con suoi disegni di fantasia». Poi il lento declino: prima la perdita dei genitori, poi quella del fratello Gianni, dieci anni fa. Questo spazio, creato in origine come fornace di calce dal nonno materno Carlo ospita oggi un museo permanente con opere anche all'aperto realizzato proprio da Giorgio Robustelli, proprietario dell'immobile. Anni fa il tentativo di coinvolgere anche alcune scuole, per tramandare il mestiere. «Ma è molto difficile trovare qualcuno cui passare il testimone e per questo voglio lanciare un appello affinché enti o associazioni si prendano a cuore il futuro di quello che a tutti gli effetti è un posto a cavallo fra il museo d'arte e di archeologia industriale».