Sono 4227 i capolavori finiti nelle mani di ladri specializzati. Una lunga storia che parte dal 1969, quando venne rubata a Palermo la «Natività» del Caravaggio Furti eccellenti. La "Madonna di Ponza" torna a casa. Ieri è stata accertata l'autenticità del celebre dipinto del '400, rubato nell'agosto di tre anni fa nel santuario di Formia e recuperato nei mesi scorsi dai carabinieri in una villa a Bassano del Grappa. L'opera d'arte, raffigurante una Madonna con bambino e anime del Purgatorio, è al centro di una sentita devozione popolare e sarà presto riconsegnata alla città di Formia nel corso di una cerimonia. È l'ultimo episodio che accende i riflettori sul fenomeno dei furti d'arte che, anche in Italia, negli ultimi trentacinque anni ha conosciuto una vera e propria impennata. Famoso il caso della "Natività". Era la notte del 19 ottobre 1969 quando il celebre dipinto del Caravaggio venne trafugato dall'Oratorio di San Lorenzo, a Palermo. E mai più ritrovato. Il nucleo Tutela patrimonio culturale dei Carabinieri, costituitosi appena cinque mesi prima proprio per rispondere al dilagante fenomeno dei furti d'arte, è ancora sulle sue tracce: codice pratica 007991. E su quelle di altre 15 inestimabili opere di Michelangelo Carrisi date per disperse. Insieme ad altri 4227 capolavori di cui ad oggi è stato denunciato il furto e a cui è stato attribuito - avverte il sito internet dell' Arma - «il grado di rilevanza». Il che vuol dire che il numero di opere d'arte finite illecitamente nella mani di ricettatori e collezionisti è infinitamente maggiore. Da quel 1969 ad oggi un'interminabile sequenza di colpi eccellenti scandisce l'odissea dei quadri rubati dentro e fuori il territorio nazionale. Un vero e proprio patrimonio "a rischio", preso di mira dai professionisti del furto spesso legati al crimine organizzato. Talvolta intercettato, con alterne fortune, dalle forze dell'ordine; in altri casi mai più ritrovato. Come le dodici tele sparite nel 1990 dal Gardner Museum di Boston: ladri travestiti da poliziotti si portarono via, oltre a un Degas e a un Manet, "La tempesta sul mare di Galilea" di Rembrandt e il "Concerto" di Jan Vermeer, di cui si è persa ogni traccia. O come i due dipinti di Cézanne rubati alla Galleria di arte moderna a Roma nel 1992, o le tele di Velasquez, El Greco e Correggio rubate nello stesso anno alla Pinacoteca di Modena. E ancora il Dalì e il Matisse scomparsi da Rio de Janeiro nell'89, il "Ritratto di Signora" di Klimt trafugato dalla Galleria nazionale di Piacenza nel 1997 e i due Van Gogh fatti sparire nel 2002 ad Amsterdam. Per non parlare del clamoroso furto della "Madonna dei fusi" di Leonardo Da Vinci, valore stimato 30milioni di sterline, portato via nel 2003 dal castello del duca di Buccleuch, in Scozia. Fino ad arrivare alle note e bizzarre traversie del "Grido" di Munch, rubato per ben due volte in dieci anni, nel 1994 e nel 2004 dal museo nazionale di Oslo. Ma fortunatamente non sempre i criminali hanno la meglio. L'ultimo recupero nobile risale al 13 maggio scorso: "L' adorazione dei magi" del Parmigianino, sparito il 26 dicembre del '94 dal convento di Taggia, provincia di Imperia. Ma anche le tele di Van Gogh, Gauguin e Renoir, rubate aMilano nel 1975 non andarono molto lontano. Dopo pochi giorni dal furto tornarono a d Amsterdam un Cézanne e un Van Gogh rubati nel maggio dell'88. E qualche volta è capitato che fossero gli stessi malviventi a rinunciare all'impresa. Nel 1990 "L'allegoria dell'età e della morte" di Giambattista Tiepolo fu rispedita per posta alla polizia dopo venti giorni dal furto avvenuto a Venezia, mentre tre quadri sottratti a Manchester nel 2003 (un Picasso, un Van Gogh e un Gauguin) furono ritrovati dopo due giorni abbandonati in una toilette pubblica.