David Battistella firma un documentario dedicato all'Istituto e ai bambini abbandonati«Dal restauro, pieno di sorprese, di un antico dipinto, racconto una storia che è lezione di civiltà» Una storia di solidarietà che ci giunge dal XV secolo, tuttora esemplare e viva. Una grande lezione di civiltà da una città che usciva dalla tragedia della terribile epidemia di peste nera, che nel 1348 aveva falcidiato la popolazione e aveva tagliato le radici di una comunità all'avanguardia. Ciononostante incubatrice di una stagione insuperata, il Rinascimento. Tutti conoscono i suoi capolavori artistici, ma Firenze non è solo questo. L'Umanesimo ci offre una lezione esemplare per la nostra attualità. Il regista David Battistella ne è rimasto folgorato. Così ha deciso di autofinanziarsi un documentario che racconta dall'interno una storia di bimbi salvati, adottati da una città per essere cresciuti e istruiti, cittadini a tutti gli effetti. Il documentario, The Innocents of Florence , sarà presentato in anteprima il 17 maggio alla Compagnia (ore 21), seguito da 6 giorni di proiezioni. Chi fa di cognome Innocenti, Degl'Innocenti, Nocentini e via di seguito, cognomi che venivano dati ai bimbi abbandonati e accolti all'Istituto degli Innocenti, avranno diritto a una speciale riduzione sul costo del biglietto. «Stavo seguendo artisti ed artigiani nel loro lavoro quotidiano. Conoscevo Elizabeth Wicks, che con Nicoletta Fontani stava restaurando La Madonna degli Innocenti . È iniziato così, con la voglia di documentare un restauro che è la spina dorsale del film, aprendomi però alla storia dell'Umanesimo fiorentino, che crea coi soldi di Francesco Datini (un lascito di mille fiorini) e con l'Arte della seta un istituto secolare destinato ad accogliere i bambini abbandonati. La prima ripresa è del 19 aprile 2013 negli ambienti del vecchio museo. Il restauro ha portato a delle vere sorprese che saranno svelate tutte nel film. Ho potuto filmare cose che non compaiono mai. In genere le troupe arrivano , fanno qualche giorno di riprese e se ne vanno. A noi sono stati aperti gli archivi, ricordo la mia fortissima emozione nel vedere la prima pagina del primo volume, col primo nome: Agata Smeralda, accolta il 5 febbraio del 1445 (1444 per il calendario fiorentino). Poi mi sono reso conto che c'erano altri 600.000 bambini e mi sono preso la responsabilità di raccontarne la storia. Per il 60 venivano abbandonate bambine, e a tutti venivano dati nome e cognome, la cittadinanza e un'istruzione. Senza lasciarli mai soli. Se ne andavano quando erano pronti per il loro posto nel mondo, ma a un certo punto potevano anche rientrare». Battistella è cittadino italiano, vive a Firenze dal 2011, ma è nato in Canada da genitori italiani che sono ancora là. «Ho fatto l'esperienza del doppio immigrato, andata e ritorno. In Canada ero l'italiano, qui mi chiamano il canadese. Innocenti e altri dalla stessa radice sono i cognomi che venivano dati ai bimbi abbandonati. Già questo fa capire cosa erano i fiorentini: nella altre città li chiamavano "trovatelli", "bastardelli" e simili, solo qui "gli innocenti", ed è bellissimo. Tutti coloro che portano questo cognome potranno entrare col biglietto ridotto. Ho voluto che anche in sala fosse rappresentata la continuità di questa esperienza. Ci vuole molto rispetto per raccontare queste storie. Ho sentito negli amici fiorentini grande senso di accoglienza. Allora erano i sopravvissuti alla peste. Questi bimbi abbandonati venivano subito battezzati e fatti cittadini di Firenze. Nel primo anno molti morivano, ne sopravviveva solo il 20. Fra di loro ci sono stati anche artisti celebri come il Poppi. Nel film tutto questo viene raccontato dalla storica dell'arte Lucia Sandri». Mentre l'avvocato Cristina Marsili Libelli, presidente della Fondazione dell'Istituto, ci racconta come a tutt'oggi l'Istituto accolga bambini, madri e famiglie in difficoltà. «I bambini ci sono indirizzati dal tribunale. Nel film si vedono anche le casette, così come sono rimaste, per le madri in difficoltà. Nel '700 i piccoli ospiti erano 3.000, ora si tende a trattenerli il meno possibile». Di tutto questo esiste un simbolo, proprio il dipinto di cui nel film si racconta il restauro, La Madonna degli Innocenti , nato come uno stendardo per le principali processioni, a rappresentare l'Istituto. «Si tratta di una tela di lino che a un certo punto è stata intelaiata e incorniciata. Ma in origine era uno stendardo con tanto di frange ci racconta la restauratrice Elizabeth Wicks Un restauro pieno di sorprese, eseguito con la supervisione della Soprintendenza, è stato un po' come sbucciare una cipolla, da tanti strati c'erano. Abbiamo fatto scoperte significative, soprattutto in ambito cronologico ambientale, che verranno svelate nel film. Il lavoro è stato finanziato da Jane Fortune (recentemente scomparsa), fondatrice della Advancing Women Artists Foundation, finalizzata a riscoprire le donne artiste. Qui però l'autore è un uomo, (Domenico di Michelino), così le spese del restauro sono state coperte da lei . Le successive indagini, l'Istituto degli Innocenti. Iconograficamente si richiama alle madonne della Misericordia, la più conosciuta è di Piero della Francesca. Qui la Vergine è davanti alla loggia dell'Istituto, dove ancora non ci sono le robbiane (del 1487). Sotto il suo manto le orfanelle e gli orfanelli, con le varie età degli innocentini. I più grandicelli, che andavano a scuola, hanno tutti la spilla col putto, altro simbolo dell'Istituto».