L'opera rinvenuta nell' edificio di Villa Borghese risale al '600 UN DRAGO e un'aquila sullo stemma della famiglia Borghese e tutt'intorno rondini, rondoni, pettirossi e poi tralci e pampini di viti. È un grande pergolato quello raffigurato nell'affresco del Seicento venuto alla luce durante i lavori di restauro del Casino dell'Orologio nel cuore di Villa Borghese che poco alla volta sta restituendo alla città tutti i suoi gioielli: la Casina delle Rose, la Casina di Raffaello che sarà presto inaugurata, la Casina Valadier, e ora anche Casino dell'Orologio. «Entro il mese di settembre Casino dell'Orologio accoglierà gli uffici della Città storica, attualmente all'Aranciera, che a sua volta ospiterà la collezione Bilotti con opere di De Chirico» ha spiegato il sindaco Walter Veltroni presentando la sensazionale scoperta. «Quest'affresco seicentesco è la testimonianza che Roma è una scatola di gioielli infinita; ovunque si scavi si trovano preziose collezioni. Con questa scoperta vi è una rinascita della Villa e questo conferma che Villa Borghese è il parco più importante d'Europa». «La parete era completamente bianca, poi abbiamo iniziato a liberarla ed è venuto fuori questo magnifico affresco » ha aggiunto l'assessore capitolino alla cultura Gianni Borgna. E tra due-tre anni, quando gli uffici di Città Storica saranno finalmente sistemati all'Ostiense, Casino dell'Orologio sarà la sede del Museo di Villa Borghese, un museo storico che raccoglierà le statue originarie attualmente sparse nella villa (al loro posto ci saranno dei calchi) e poi «splendidi pezzi come i Daci dei Fori di Traiano, le opere di Taddeo Landini, sculture romane e rinascimetali...», ha spiegato Alberta Campitelli, responsabile delle ville storiche della Soprintendenza ai Beni artistici e architettonici. Non sarebbe la prima volta che Casino dell'Orologio diventa sede di un Museo. Già nel 1797 il principe Marcantonio Borghese fece trasformare il Casino - che è uno degli edifici più antichi della Villa, tant'è che esisteva già quando il cardinale Scipione Borghese nel 1606 comprò la vigna per unirla alle altre proprietà - in sede di museo, con sculture rinvenute nell'antica città di Gabii. Allora venne aggiunto anche l'orologio, tra l'altro appena restaurato, ma non ancora regolato con l'orario di Roma, del resto come tutti gli orologi della città. Il museo restò aperto solo per dieci anni perché tutte le sculture furono vendute dal principe Camillo Borghese al cognato Napoleone, e oggi si trovano al Louvre di Parigi. Intanto andrà avanti il restauro dell'affresco rinvenuto. «Non conosciamo l'autore delle decorazioni - ha spiegato la Campitelli - ma una indagine dell'Archivio Borghese, che ha già permesso tante scoperte, potrà forse dare presto una risposta». L'intervento di restauro potrà recuperare la quasi totalità del finto pergolato.