Solo dieci dei 22 comuni franciacortini hanno un «Regolamento edilizio unico» che frena l'arrivo di nuovo cemento. Da qui l'appello del consorzio vini, dell'assessore Rolfi e della consigliera Beccalossi affinché tutelino «il futuro del loro territorio». Se la sostenibilità ha un significato concreto, allora i sindaci della Franciacorta dovrebbero approvare il «Regolamento edilizio unico», quello licenziato mesi fa da Regione Lombardia: ad oggi, solo dieci dei 22 paesi che aderiscono Piano territoriale d'area (Ptra) della Franciacorta hanno adottato questo strumento urbanistico. E gli altri? A poche settimane dalle elezioni amministrative, che interessano l'80 di questi comuni, l'ex assessore al Territorio Viviana Beccalossi lancia un appello ai candidati sindaco: «Al di là dell'appartenenza politica dice il consigliere regionale chiedo a tutti l'impegno di portare in approvazione il regolamento edilizio». Finora, l'hanno adottato Cazzago, Erbusco, Gussago, Monticelli, Ome, Paderno, Rovato, Palazzo, Castegnato e Passirano. Ospitaletto è in fase di «adozione», ma all'appello mancano 12 comuni. Il regolamento edilizio regionale è una novità che non riguarderà solo la Franciacorta: sono anni però che, in questa terra, si progetta la sostenibilità, si parla di regia unica, si chiede con forza di mettere fine alle colate di cemento (e agli impianti per il trattamento dei rifiuti). Il Piano territoriale è una scommessa non per pochi imprenditori, ma per le duecentomila persone che ci abitano. «C'è una visione di progetto che vuole innalzare il territorio al livello del proprio vino» per dirla con le parole del dirigente regionale Maurizio Federici. Bollicine e paesaggio si vendono insieme. E nei prossimi anni sarà sempre più così. «Il nostro è un vino nobile», nel senso che «valorizza prima il territorio che l'etichetta. Il territorio è il nostro asso portante. E senza di lui sostiene Maurizio Zanella, presidente di Ca' del Bosco non andiamo avanti». La stessa conversione al biologico è stata per molti viticoltori una scelta in favore del territorio. E non tanto un modo per spuntare ricavi maggiori. Ma in Franciacorta non si parla solo di vigneti, la progettazione di qualità ha bisogno di condivisione, come emerso al convegno di Rodengo Saiano sul futuro del Piano d'area. Cantine, filari, bottiglie di livello e agriturismi non possono cozzare con certi panorami che si vedono «alle uscite dei caselli di Ospitaletto e Rovato, altrimenti il turista torna indietro» sostiene Zanella. Il territorio deve quindi sapersi distinguere, ma non per le sue brutture. Che serva «un piano urbanistico coordinato» lo ha ribadito anche l'assessore regionale all'Agricoltura Fabio Rolfi. Senza il Piano territoriale d'area, ogni comune mantiene «un'eccessiva discrezionalità. E invece pianificare insieme il futuro è un'assoluta necessità» ha detto l'assessore al Territorio, Pietro Foroni. Sicuro che «in un mondo globalizzato non vince più il singolo comune, ma l'intera Franciacorta». Non bisogna però abbassare la guardia, visto che nel 2016 ci sono stati imprenditori del vino che volevano fare «interventi urbanistici invasivi» (così Beccalossi ha ricordato il progetto di raddoppio delle Corti franche). Ora si chiede a tutti di credere concretamente nella sostenibilità della Franciacorta, adottando al più presto il regolamento edilizio (anche se il parere Ats è arrivato solo a marzo). A testimoniare tensioni e divisioni c'è anche il caso dell'associazione «Terre di Franciacorta», dove mancano all'appello sei comuni (di cui due commissariati). Perché? «Adesso prevalgono questioni tecniche fa notare il sindaco di Paderno, Silvia Gares ma per anni si è perso tempo per difficoltà partitiche»