L' antisemitismo si contrasta coi fatti, e con l'impegno a ravvivare, soprattutto nei giovani, l'interesse per la storia. L'inaugurazione del memoriale italiano di Auschwitz all'Ex3 di Gavinana è un fatto che pesa, nel giorno della resa della Germania di Hitler ai sovietici e della fine della guerra in Europa. Un giorno che vale per l'Europa quanto il 25 Aprile per l'Italia. La liberazione dal nazi-fascismo è la prima radice dell'Europa di oggi. Con il recupero e l'allestimento di quest'opera straordinaria che unisce arte e memoria Firenze apre il primo museo italiano dedicato alla Memoria dello sterminio degli ebrei voluto da Hitler. Arte e memoria si intrecciano nella multimedialità di un'istallazione che vede la tela dipinta da Pupino Samonà, un testo scritto da Primo Levi e la musica di Luigi Nono, in un impianto scenico pensato da Nilo Risi. L'Associazione Nazionale Ex-Deportati inaugurò il memoriale il 13 aprile 1980 nel Block 21 del campo di concentramento. E torna a inaugurarlo a Firenze, dopo che la Polonia, con motivi che è eufemistico definire pretestuosi, lo ha sfrattato perché non sarebbe in linea con le altre installazioni, più didattiche e documentali. C'è chi ridimensiona e distrugge la memoria, e chi la rinnova. Lo sforzo maggiore sarà ora quello di far visitare il museo ad adulti e ragazzi, a turisti e residenti, perché l'anti-semitismo si sconfigge con la cultura, e con la comprensione di ciò che è stato. Simone Weil, una straordinaria filosofa di origine ebraica che si fece insieme cristiana e partigiana contro il nazismo, si interrogò sullo sradicamento del suo tempo di guerra, che raggiunse il massimo livello con le deportazioni in massa degli ebrei. Anche oggi si sentono segnali di sradicamento e di smemoratezza, in chi sostiene impunemente le gesta di Mussolini e di Hitler, nei ripetuti oltraggi e violenze contro gli ebrei e contro gli immigrati, in chi ripete parole d'ordine di mussoliniana memoria, riprendendone anche i gesti e la scenografia, come nel caso del comizio di Salvini dal balcone di Forlì. Riaprire un luogo della memoria significa lottare contro lo sradicamento, ritrovare le nostre radici comuni e offrire al pubblico un'opera d'arte che parli al visitatore con le frasi di Primo Levi: «Osserva le vestigia di questo campo e medita(...). Fa' che il frutto orrendo dell'odio, di cui qui hai visto le tracce, non dia nuovo seme né domani né mai!». Né domani, né mai, con l'esempio, la cultura, la lucida testimonianza dei fatti .