IL PIÙ ORIGINALE ARTISTA DEL 1200 IN MOSTRA A PERUGIA E ORVIETO Con sorprendente intuizione il geniale toscano anticipò il ritorno ai Classici dei maestri del '500 Anche nei secoli bui del medioevo si sono verifi-cate delle improvvise "rinascite". Arnolfo di Cambio ne è stato uno degli attori principali. Personaggio poliedrico, scultore e architetto, Arnolfo si rivela pronto a seguire la lezione di Nicola Pisano e a volgerla verso le nuove soluzioni prospettiche e dinamiche che saranno proposte da Giotto. Nelle sue opere è evidente la straordinaria connessione tra architettura e scultura, l'armonico rapporto tra pieni e vuoti, tra figurazioni ed elementi architettonici. Nel processo evolutivo l'aggiornamento gotico e la quasi intellettualistica rievocazione di temi antichi, paleocristiani e romanici, la figura di Arnolfo assunse un peso determinante, poiché egli diffuse largamente nei centri dell'Italia centrale in cui fu attivo -Viterbo, Orvieto, Perugia (dove lasciò le straordinarie figure dei due "scriba" e degli "assetati" per una fontana smembrata già nel 1301) - i modi del suo rinnovamento. Né di minor rilievo fu l'ultima fase dell'attività di Arnolfo dopo il definitivo rientro a Firenze nel 1296, segnata dal prevalente impegno nell'architettura, ma anche da una maturazione del linguaggio plastico che darà i frutti più alti della sua produzione in Santa Maria del Fiore come capo mastro dei lavori oer la facciata. nonché di artefice delle sculture, caratterizzate dai guizzanti panneggi e dalla solennità lineare dell'impianto . La strada scelta da Arnolfo è insomma quella di un moderno classicismo: cresciuto sull'esempio di Nicola, in seguito matura il suo orientamento con la conoscenza dell'arte dei marmo-rari romani e campani attraverso un percorso che lo conduce alle fonti stesse dell'ispirazione classica, le opere cioè dell'antichità viste e studiate direttamente a Roma. A settecento anni dalla morte di Arnolfo di Cambio, l'Umbria dedica al grande maestro della scultura un vasto progetto espositivo, articolato in due sedi, Peru-giae Orvieto, destinato a riscoprire un momento particolarmente fecondo di quella civiltà artistica (fino all'8 gennaio, catalogo Silvana Editoriale). Si è detto "rinascite". C'è stato infatti un momento in cui fervore artistico e scultoreo si è inserito a pieno titolo in un momento di rinascita generale delle città medioevali. Nella seconda metà del XIII secolo gli interventi che interessano pittura e scultura, come le altre arti, si innestano in un clima di complessivo rinnovamento - determinato dalla particolare stagione politica che vede l'affermazione del governo popolare e la nascita della magistratura del Capitano del popolo - dell'impianto architettonico e urbanistico delle città. La floridezza economica determinata anche dalle visite dei pontefici e delle centinaia di persone, cardinali e curiali che li accompagnavano, fu una sicura spinta verso imprese edilizie di vaste proporzioni e di rinnovamento anche culturale. Tra il 1198, esordio del pontificato di Inno-cenzo III, e il 1305, quando venne eletto papa in Perugia Clemente V, la curia romana è infatti soggetta a un periodo di mobilità di proporzioni assai vaste, legata a motivazioni sia di ordine igienico sanitario, sia politiche. Mete privilegiate dai pontefici sono Orvieto e Perugia. A Perugia tra il 1278 e il 1281 vengono erette la fontana Maggiore e la fontana del Grifo e del Leone. Nel 1300 si decide di costruire la nuova cattedrale. Analoga situazione a Orvieto: tra il 1285 e il 1290 anche in questa città apre il cantiere della nuova cattedrale. Non si può affermare con certezza che il momento di particolare ricchezza nelle arti di cui godono città come Perugia, Orvieto e Assisi sia strettamente da collegare alla presenza della curia papale. Ma che essa costituisca una concausa certamente sì: da una parte nel seguito del pontefice tra la schiera di personaggi legati alla curia si muovono letterati e artisti; dall'altra la maggiore disponibilità economica permette alle amministrazioni comunali di rivolgersi ad artisti di fama, come avviene a Perugia con Nicola e Giovanni Pisano e con Arnolfo di Cambio. L'esposizione, curata da Vittoria Garibaldi e Bruno Toscano, accanto alle preziose e rare testimonianze della scultura arnolfiana in Umbria propone anche opere pittoriche dei maggiori artisti del tempo, quali Cimabue, Duccio di Boninsegna e Giotto. In particolare, sono eccezionalmente presenti due affreschi staccati provenienti dalla Basilica di S. Francesco di Assisi. La sede oryietana dell'evento, nel suggestivo allestimento collocato nella chiesa di Sant'Agostino, è invece prevalentemente dedicata alle trasformazioni urbanistiche e culturali che culmineranno nel primo ventennio del Trecento nel cantiere del nuovo Duomo. La presenza di Arnolfo, con il monumento De Braye, è in tal senso rappresentativa delle novità legate alla corte pontificia, presente a Orvieto con continuità dalla seconda metà del Duecento. La mostra ripercorre dunque per "frammenti" e "simboli", attraverso la ricostruzione dell'"as-senza", il passaggio a Perugia e a Orvieto della curia papale nel contesto storico e politico traXIII e XIV secolo.
MOSTRE: Arnolfo, vedeva tanto lontano che rubò i secoli a Michelangelo
L'artista Arnolfo di Cambio è stato un personaggio poliedrico del medioevo, scultore, architetto e architetto. La sua opera è caratterizzata da una connessione stretta tra architettura e scultura, con un rapporto armonico tra pieni e vuoti, figurazioni e elementi architettonici. Arnolfo ha diffuso i modi del suo rinnovamento in città come Viterbo, Orvieto e Perugia, dove ha lasciato opere straordinarie. La sua attività è stata segnata anche da un impegno nell'architettura e da una maturazione del linguaggio plastico.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo